Una volta, la frutta la si “comprava” direttamente dall’albero. La trattazione cominciava già durante la fioritura, quando il compratore visionava la pianta e il potenziale raccolto. Si diceva: “Ins’lâ pjântâ“.

La raccolta avveniva agghindandosi con dei grandi camicioni dotati di uno spago in fondo, che serviva a chiudere in vita la camicia per trasformarla in un sacco contenitore per la frutta raccolta, per poi svuotarla dentro a carretti e ceste: “Câmišòn cun un spagh in fond”.

Spesso, il frutto che veniva raccolto in un determinato periodo, veniva chiamato con il nome di un santo legato alla stagione della raccolta, per esempio a novembre durante il periodo dei santi, venivano raccolte le mele di san Carlo: “I pum âd sân Càrâl”.

Quando una tradizione raccoglie abbastanza forza per andare avanti per secoli, non può essere cancellata in un solo giorno

Chinua Achebe

La frutta veniva poi selezionata, tra la brutta e la buona. Quella brutta veniva data in pasto alle bestie, ai maiali, quella buona, ma ammaccata, veniva usata in famiglia magari facendola cuocere: “Fa pâsà lâ frütâ du volt int’là stâgiòn”. Di solito questo lavoro veniva fatto dalle giovani ragazze, affinché potessero guadagnare qualche soldo. Tra fine ‘800 ed inizio ‘900, la frutticoltura, in tutto l’Oltrepò Pavese, era fiorente e ciò aveva permesso l’apertura di numerose ditte di conserve e mostarde nella città di Voghera.

Non solo la frutta fresca, mele, pere, ciliegie, pesche, fichi ecc, ma anche frutta secca come noci e nocciole, le mandorle di Varzi, erano molto in voga, così come anche le castagne.

Nel libro di Angelo vicini, “In Oltrepò appena ieri”, viene fatto un elenco dei frutti dimenticati dell’Oltrepò Pavese, i cui nomi, per la maggior parte, prendono spunto dai santi del periodo in cui venivano raccolti.

Di seguito, riportiamo alcuni di questi frutti dimenticati:

  • Pum âd sân Caràl: mela di san Carlo. Originaria di Borgoratto Mormorolo dal 1895, raccolta ad ottobre.
  • Pum rustâjò: mela rostaiola, raccolta ad inizio novembre.
  • Pumélâ genuvésâ: pomella genovese, raccolta a fine settembre (Slow Food)
  • Pum frâscòn: mela frascona.
  • Pum Carla: mela Carla, raccolta a inizio ottobre.
  • Pum trâvâjén: mela travaglina, raccolta a settembre
  • Pum sâmpàgn: mela champagne.
  • Pum tâfetà: mela taffetà, raccolta a inizio ottobre. Nota fin dal 1799, qualche esemplare è ancora presente in Alta Valle Staffora.
  • Pum âd sânt’Ana: mela sant’anna, raccolta nella terza decade di luglio.
  • Pum Pipén: mela peppino, raccolta ad inizio ottobre in concomitanza alla vendemmia
  • Per câmpânâ: pera campana, detta anche pera Curato, raccolta a ottobre
  • Per gjâsò, pera ghiacciolo, raccolta a inizio ottobre
  • Per mâdârnàs: pera madarnassa, raccolta a fine settembre
  • Per màsa câval: pera ammazza cavallo.
  • Per butir: pera butirra, conosciuta fin dal 1820, raccolta a metà settembre.
  • Per âd sân Giuvàn: pera san Giovanni, raccolta a giugno.
  • Per spâdòn: pera spadona, esisteva in Oltrepò Pavese fin dall’epoca dei romani. Raccolta nella seconda decade di agosto.
  • Per mârtèn: pera Martina, conosciuta fin dal lontano 1530 e, purtroppo, in via d’estinzione. Raccolta a metà ottobre.
  • Per làur: pera alloro. Raccolta a ottobre.
  • Per strunsé : presso la Famiglia Orezzi di Godiasco, esiste ancora una pianta centenaria la cui raccolta è a luglio.
  • Per câvgiòn: raccolta a ottobre.
  • Per brüt e bon: pera brutta e buona, chiamata anche pera inganna villani o pera bugiarda. Raccolta nella prima decade di ottobre.
  • Per dl’â cuâ tortâ: pera dalla coda tòrta, raccolta a inizio ottobre.
  • Lâ Vent âd mag:  ciliegia dei i venti di maggio.
  • Grâfiòn dâ Spagna : ciliegie grosse e ricche di polpa da mettere sotto spirito.
  • Mârinòn: ciliegie marasca o visciola.
  • Mârén: le amarene.
  • S- ciâpâro: pesche a polpa bianca che si aprivano in due con le mani.
  • S-ciâpàvân: pesche che si spaccavano.
  • Pesche Guidobono: ormai scomparse.
  • Pèrsi limòn: pesca limone.
  • Brügnâ âd sân Giuvàn: prugna di san Giovanni.
  • Scâgnàrd: prugne gialle messe ad appassire per ottenere i bârciùl.

Fonti:

“In Oltrepò appena ieri” di Angelo Vicini, Edo Edizioni Oltrepò

© Roberta Tavernati, NarrandOltrepo’. E’ vietata la copia e la riproduzione di testo ed immagini senza il consenso dell’autore.

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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