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Al confine tra il Piemonte la Lombardia si erge il Monte Vallassa, spartiacque naturale tra la Val Curone e la Valle Staffora. Noto ai più come Guardamonte, il Monte Vallassa con i suoi 756 m.slm è un altopiano boscoso che divide, appunto, la provincia di Alessandria, con il comune di Gremiasco, dalla provincia di Pavia con i comuni di Ponte Nizza e Cecima.

Ma Guardamonte è molto di più, è un luogo speciale perchè da un lato offre paesaggi mozzafiato e una natura ricca di vegetazione nella quale è possibile praticare diverse attività all’aperto e, dall’altro lato costituisce un tuffo nella storia più antica del nostro Oltrepò Pavese.

In questo articolo vi raccontiamo perché Guardamonte è un luogo unico e speciale in Oltrepò e non solo!

C’era una volta il mare

Là dove oggi si trova Guardamonte un tempo, milioni di anni fa, c’era il mare. Fu quando si chiuse lo Stretto di Gibilterra e il Mediterraneo divenne un mare interno la cui acqua pian piano evaporò lasciando dietro di sè chiare testimonianze nelle grandi formazioni rocciose di arenaria calcarea che si trovano nella parete sud del monte che sono note come Balze di Guardamonte. Balze che hanno proprio l’aspetto di onde di pietra che si sono formate dall’accumulo di sedimenti marini e che ancora oggi custodiscono fossili tra cui bellissime conchiglie. 

Di questi numerosi fossili sono un esempio i diversi tipi di squalo, alti circa 6-7 cm e databili a circa 11 milioni di anni fa, conservati nella sezione geologico-paleontologica del MAC il Civico Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese che si trova, appunto, a Casteggio alla Certosa Cantù. Ne sono un altro esempio i resti, rinvenuti casualmente più di quaranta anni fa da un ragazzo, dello scheletro di un cetaceo, forse una balena che i bambini delle scuole hanno simpaticamente battezzato Appennino, conservati al Museo di Scienze Naturali G. Orlandi di Voghera.

Praticare sport

Oggi le Balze di Guardamonte costituiscono una palestra di arrampicata per i tanti climbers che qui arrivano anche da fuori provincia. Per gli appassionati di trekking numerosi sono i sentieri che, tra boschi di quercia e carpini punteggiati nelle varie stagioni dalle fioriture di Elleboro e delle orchidee autoctone, si snodano sul monte e arrivano ad una terrazza panoramica naturale dalla quale si può godere di una vista mozzafiato sulle sottostanti valli Staffora e Curone e sulle alte vette dell’Appennino fra cui il Monte Penice.

Fotografia di fossile su roccia. Fotografia gentilmente concessa da Wild Trek Avventure in Cammino.

Il Sito Archeologico

Guardamonte, però, non è solo interessante dal punto di vista geologico, paleontologico e naturalistico ma è anche uno dei siti di maggiore interesse nell’ambito dell’archeologia pre-protostorica dell’Italia nord-occidentale.

Infatti lungo la sommità e le aree del versante settentrionale del Monte Vallassa si trova il Sito Archeologico di Guardamonte che conserva i resti di una continuità abitativa dell’uomo che è durata, con alcune fasi di abbandono, per circa 5000 anni, a partire dal Neolitico Medio (V° millennio a.C.) fino all’inizio dell’età romana imperiale (I°-II° secolo d.C.).

Per secoli, infatti, l’uomo fece di Guardamonte la sua casa. Un luogo che oggi ci può sembrare impervio e inabitabile presentava, invece, per i suoi antichi abitanti le caratteristiche ideali per viverci. Dall’alto di Guardamonte era possibile controllare i percorsi che, attraverso i valichi appenninici (Penice, Brallo, Giovà) mettevano in comunicazione la Liguria e la Pianura Padana.

La presenza di sorgenti persistenti garantiva un regolare approvvigionamento d’acqua, così come la presenza di grotte (oggi in gran parte franate) garantiva riparo e rifugio. I letti dei torrenti Curone e Staffora offrivano inoltre un utilissimo deposito di pietra verde (Oleofite) con cui costruire asce e accette.

Fotografia di uno dei cartelli informativi presenti nell’area. Fotografia di NarrandOltrepò, Roberta Tavernati. 2022

Il Sito Archeologico è stato scoperto negli anni ‘50 da alcuni cacciatori della zona che, nello scavare attorno ad una tana dove aveva trovato rifugio una volpe, rinvennero frammenti di vasellame in argilla. Da quel ritrovamento fortuito hanno avuto inizio diverse campagne di scavo che dagli anni ‘50 hanno visto avvicendarsi la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Piemonte con il Professor Felice Gino Lo Porto e le Università degli Studi di Torino e Milano con la Professoressa Cristina Chiaramonte Trerè. 

L’ultima campagna di scavo risale al 2014. Dagli scavi sono emerse tracce di insediamenti umani riferibili al Neolitico (5000-2500 a.C.) quando vi fu il passaggio da un tipo di vita basato sulla caccia e sulla raccolta a un’ economia fondata sull’agricoltura e sull’allevamento. Ed ecco riemergere da un passato così lontano oggetti in selve, come le punte di freccia, o in pietra verde levigata o frammenti di vasi a “bocca quadrata”. PArte di questi oggetti sono conservati al Civico Museo Archeologico di Casteggio.

Durante i vari saggi di scavo sono stati identificati anche l’impronta di una capanna dell’età del Bronzo e i segni di un’attività metallurgica, mentre all’insegnamento dei popoli liguri (VI° secolo a.C.) si fa risalire una fornace per la ceramica. 

I Liguri e la realizzazione del Castelliere

I Liguri, provenienti dal Golfo del Tigullio e dall’immediato entroterra, durante la loro ricerca di nuovi spazi da coltivare e in cui vivere, si stabilirono proprio a Guardamonte e a loro si fa risalire la realizzazione del Castelliere, cioè un luogo provvisto di terrazzamenti murari. Infatti essi, per non far franare i versanti dell’altura, costruirono dei muri di terrazzamento per renderli stabili e quindi abitabili. Su questi piani orizzontali eressero le capanne, piantarono gli orti, tennero di animali chiusi nei recinti e praticarono attività artigianali. 

Nel castelliere di Guardamonte sono stati trovati frammenti di ciotole di bucchero etrusco e frammenti di ceramica della cultura di Golasecca che testimoniano come, nel VI°-V° secolo a.C, Guardamonte fosse un centro di smistamento di merci che dall’Etruria Padana e dall’emporio di Genova raggiungevano anche attraverso le. Valli minori fluviali il corso del Ticino e i siti d’Oltralpe. Fibule e bracciali di vetro colorato tipici dei Celti (III°-I° secolo a.C.) testimoniano, inoltre, le relazioni con queste popolazioni.

La promozione del territorio di Guardamonte

Per promuovere e valorizzare un luogo così speciale come è Guardamonte, nel 2005 la Provincia di Alessandria, in collaborazione con le Soprintendenze per i Beni Archeologici del Piemonte e della Lombardia, ha allestito un percorso archeologico-naturalistico, un breve tracciato ad anello che si snoda sul crinale del Monte Vallassa e tocca l’area degli scavi archeologici.

Lungo il sentiero sono presenti alcuni pannelli descrittivi che illustrano le caratteristiche dell’area. Inoltre nel Settembre 2015, nell’ambito del gruppo di lavoro che da anni porta avanti le ricerche a Guardamonte, è nata l’Associazione Culturale Il Castelliere con lo scopo di valorizzare, divulgare e promuovere il patrimonio culturale custodito a Guardamonte.

Con due sedi, una presso la Biblioteca Comunale di Gremiasco (AL) e una presso la Biblioteca Comunale di Bagnaria (PV), l’associazione ha tra le sue iniziative quella di effettuare visite al sito in cui le persone vengono guidate a riconoscere le evidenze archeologiche che si nascondono tra la vegetazione. 

Al momento in cui scriviamo l’associazione, a causa della pandemia, non ha in programma eventi.

Fotografia del Centro Didattico Guardamonte. Fotografia di NarrandOltrepò, Roberta Tavernati. 2022

Come raggiungere il territorio di Guardamonte

Guardamonte è agevolmente raggiungibile da Bagnaria seguendo le indicazioni per l’Agriturismo Guardamonte. Da qui occorre prendere la stradina a sinistra. Subito si trova un palo segnavia che segna l’inizio del sentiero 120, qui sovrapposto al sentiero 103. Il percorso si sviluppa a mezzacosta e, dopo avere incontrato la casetta didattica in legno del Centro Didattico Guardamonte con cui collabora il Civico Museo di Scienze Naturali G.Orlandi di Voghera, si prosegue fino ad un bivio.

Si prosegue sulla destra e salendo si giunge ad una biforcazione successiva dove inizia il percorso ad anello sopra citato.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.