Tanti sono i borghi antichi nel nostro Oltrepò Pavese e alcuni di loro hanno saputo mantenere vivo e allo stesso tempo preservare il legame con il loro passato che fa di loro luoghi veramente unici. E’ di uno di questi luoghi che vogliamo raccontarvi, un piccolo borgo che è entrato a far parte dell’Associazione, nata nel 2001, dei “Borghi più belli d’Italia“: Fortunago.

Il Borgo di Fortunago. Foto: NarrandOltrepò

Fortunago sorge su un poggio che si eleva tra la valle dell’Ardivestra e quella del torrente Coppa. E’ un piccolo borgo di impianto medievale la cui semplice bellezza è apprezzabile in ogni stagione. E’ piacevole passeggiare nei suoi vicoli, alcuni dei quali conservano ancora la pavimentazione in ciottoli di torrente, su cui si affacciano case con i muri in pietra locale a vista dai davanzali che d’estate si colorano dei fiori dei gerani. A Fortunago la frenesia della società oggi viene lasciata fuori. Qui ci sono tranquillità e i sorrisi dei pochi abitanti.

Quello che, però, vogliamo raccontarmi di Fortunago non è la sua storia millenaria ma quella di un castello che oggi non c’è più e che un tempo si ergeva fiero sull’alto poggio, dominava le valli sottostanti e difendeva gli abitanti le cui case, prima di pietra locale e fango misto a paglia e poi in muratura con copertura di coppi, negli anni erano sorte intorno. Alcune vecchie foto ritraggono un Fortunago con la Chiesa di San Giorgio da un lato e da quello opposto il torrione, ultimo pezzo del castello ad “andarsene” dallo “skyline” del borgo.

E’ difficile immaginare come fosse il Castello di Fortunago, racchiuso da una cinta muraria sulla sommità del poggio. La sua presenza è documentata a partire dal XII° secolo e fu uno dei castelli compresi nel diploma di Federico Barbarossa ai pavesi dell’8 Agosto 1164.

All’interno delle mura doveva esserci la residenza del Signore, una “casa-forte”, fose l’attuale municipio, e sul lato nord delle mura una torre di avvistamento che permetteva di trasmettere rapidamente notizie e avvistamenti nemici alle torri dei castelli limitrofi come quelle di Stefanago, Montalto, Zavattarello e Valverde.

La Torre di Fortunago, prima della demolizione.

Come abbiamo detto la torre è stata l’ultima testimone del castello di Fortunago. Nel 1922 era ancora integra anche se presentava lesioni sul fianco nord.

Agli inizi degli anni ’30 del Novecento inizia il suo inesorabile declino. Ecco come la descrive proprio nel 1930, avendola evidentemente vista di persona, lo storico e religioso Monsignor Vincenzo Legè nel suo “In valle Ardivestra. Il Castello di Montesegale, pieve di San Zaccaria e feudo di Fortunago“:

“… sulla spianata settentrionale del colle a mentri 470 si eleva quasi a picco sulla valle il gran torrazzo circondato da rovine e cadente egli stesso… la gran torre domina da una parte la sottostante borgata di Fortunago, dall’altra la valle di Borgoratto; la sua cima è stata abbassata per trarne materiale da fabbrica, è formato di laterizi e di grosse pietre ben tagliate. Poche erano le finestre che davano luce all’interno della torre, ma però nell’alto di levante è tuttavia ornata da un ricco fregio interracotta e fogliame intrecciato di lavoro assai fine, quà e là si scorgono, specialmente al basso, finestrelle e feritoia… l’interno, ora ingombro di macerie, è spartito in due da un grosso muro prossimo a sfasciarsi; e su questo si scorgono anche le tracce di un bell’affresco che rappresentava la Vergine in atto di adorare Gesù Bambino…”.

Monsignor Legè fece appena in tempo a vedere la torre perchè subito dopo rovinò a valle la parte nord e i muri sbrecciati ad est e a ovest cominciarono a lasciar cadere pietre sui terreni sottostanti costituendo un pericolo per i contadini che vi lavoravano.

Perciò la torre fu demolita ed oggi di lei non restano che poche tracce a ricordo di un glorioso passato che vide nel castello di Fortunago alternarsi diversi feudatari, dai Malaspina ai Dal Verme e ai Botta.

Durante la pur breve signoria dei conti Dal Verme (1400-1485) nel castello di Fortunago furono fatti importanti lavori di rifacimento dovuti molto probabilmente ai danni subiti dallo stesso durante le lotte fra i Visconti ed il Marchese del Monferrato (fine sec. XIV°).

Dopo la misteriosa morte di Pietro dal Verme il castello e il feudo di Fortunago passarono alla famiglia milanese dei Botta che vi abitarono solo saltuariamente.

Nel 1546 Bergonzo Botta vendette il feudo al marchese Cesare Malaspina del ramo di Oramala. Il castello nei primi decenni del Seicento tornò ad essere abitato da Filippo Malaspina che vi rimase fino alla sua morte, nel 1686, e i suoi discendenti vi abitarono sicuramente fino al 1733.

I Marchesi Malaspina trasformarono il castello da difensivo a residenza signorile come hanno dimostrato gli stemmi araldici presenti nel torrione e il pregevole affresco descritto da Monsignor Legè. Nel perimetro delle mura del castello, oltre alla torre, vi erano una casa-forte ed una chiesa.

Il borgo di Fortunago. Foto: NarrandOltrepò

Nel 1733 i Marchesi Malaspina si trasferirono a Staghiglione (oggi frazione di Borgo Priolo). Con l’abbandono da parte dei Malaspina il castello di Fortunago perse di importanza e cominciò a subire i danni del tempo tanto che già verso la metà dell’Ottocento era in pessime condizioni.

Nella parte alta del borgo di fortunago si possono ancora oggi vedere muri di notevole altezza che dovevano far parte del vecchio castello.

Oggi Fortunago è un piccolo e tranquillo borgo, un vero gioiellino dovuto ad un’accorta amministrazione che ha voluto che tutti i lavori di riadattamento e restauro delle abitazioni e non solo, fossero effettuati conservando i muri esterni in pietra locale e le coperture in coppo antico.

Certo è che, guardando dalla valle stottostante di Borgoratto, verso Fortunago, bello sarebbe vedere ergersi ancora il torrione a far compagnia al vicino castello di Stefanago e all’antica “Pieve di Memoriola”, fiere testimonianze di un tempo in cui questa zona del nostro Oltrepò Pavese era di grande importanza politica, religiosa e quindi storica.

Foto di copertina e all’interno dell’articolo: Roberta Tavernati, NarrandOltrepò. Vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore.

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.