Fino a pochi anni fa una località del nostro Oltrepò Pavese è stata al centro di una produzione nel settore dell’alta moda conosciuta ed apprezzata in tutta Italia e nel mondo. La località di cui parliamo è Casteggio, l’antica Clastidium, ricca di reperti archeologici di età romana e al centro di una vasta zona di produzione vitivinicola.

Ma sono state casteggiane e, quindi oltrepadane, le scarpe di fattura artigianale indossate da tanti “vip” ed esportate nel mondo. Chi le produceva era l’azienda “Tanino Crisci srl” che vanta una lunga ed interessante storia tutta da raccontare, come ha fatto nel 2001 lo stesso proprietario in un libretto dal titolo “Vi racconto com’è andata” edito da Archinto. Ma andiamo con ordine.

Siamo nel lontano 1886 quando, come tanti altri italiani in cerca di fortuna, Gaetano Crisci, originario di Santa Maria di Castellabate, si imbarca dal porto di Napoli con i suoi due figli, Domenico 8 anni e Alfonso di 9. La destinazione è San Paolo in Brasile dove vive già l’altra figlia, Teresina, che con il marito possiede un piccolo tomaificio dove i due fratellini imparano il mestiere di cucire tomaie di scarpe.

Passano gli anni e i due fratelli tornano in Italia. Alfondo Crisci, trentenne, sbarca a Napoli ma poi si trasferisce a Milano dove un’importante società statunitense, la United Shoe Machinery, ha aperto una filiale per lanciare in Italia un macchinario di nuova generazione per la fabbricazione di scarpe su una catena di montaggio. Alfonso viene assunto dalla società americana col compito non solo di promuovere la vendita o il noleggio del nuovo macchinario ma anche di istruire il personale sull’impiego della macchina. Per questo motivo Alfonso Crisci si trasferisce a Vigevano che in quegli anni era già un importante centro di produzione di calzature. A Vigevano Alfonso conosce Nuccia che diventerà sua moglie. L’innovativo macchinario americano ha un grande successo e il lavoro ad Alfonso non manca.

E’ nel 1918, però, che avviene un cambiamento nella sua vita. A Casteggio esiste da tempo il calzaturificio Cerutti, un calzaturificio di tipo “tradizionale”. Il signor Cerutti è interessato al nuovo macchinario americano e ordina un impianto ad Alfonso Crisci ma poi, per un motivo che non si conosce, si pente e l’affare non viene concluso. La signora Nuccia, che segue il marito ovunque lo porti il lavoro, pensa che l’impianto rifiutato dal Cerutti possa essere un’opportunità per loro e riesce a persuadere Alfonso a chiedere alla società americana l’acquisizione del contratto rifiutato dal produttore casteggiano. Così la United Shoe Machinery permette a Crisci la direzione di uno stabilimento di scarpe a Casteggio.

Inizia nel 1919 l’avventura casteggiana della famiglia Crisci fra mille difficoltà e problemi. Il 28 Novembre 1920 nasce il figlio della coppia, Gaetano, detto Tanino, e il lavoro nella fabbrica casteggiana procede bene tanto che la società americana decide di cedere definitivamente il contratto del Cerutti ad Alfonso Crisci. Nel 1924 Crisci ottiene un finanziamento per la costruzione di una nuova fabbrica nella quale si trasferisce già l’anno seguente. Qui si arriva a produrre anche 400 paia di scarpe al giorno. Nell’azienda lavorano per la maggior parte dipendenti che abitano nella zona e Alfonso Crisci, che ha a cuore il loro benessere, è solito chiudere la fabbrica per ferie nelle due settimane di Settembre in occasione della festa patronale di Casteggio che cade, appunto, la terza domenica del mese di Settembre. Per tutto l’Oltrepò Pavese è periodo di vendemmia e così i dipendenti della Crisci possono vendemmiare aiutando parenti e amici.

nel 1937, a soli 60 anni, a causa di una grave malattia, Alfonso Crisci muore e alla moglie Nuccia resta l’arduo compito di portare avanti il lavoro della fabbrica da sola, con enormi difficoltà.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale, Tanino Crisci parte per il fronte e la fabbrica riesce a sopravvivere grazie alle commesse militari. Con il dopoguerra e con il ritorno di Tanino Crisci, le cose alla fabbrica casteggiana cambiano radicalmente. Il giovane Tanino vuole rivoluzionare tutta la lavorazione, cambiare il vecchio marchio Comfort e passare da una produzione industriale delle calzature ad una artigianale fatta di piccoli numeri, di materiali di prima scelta e di tanta manualità.

Nasce così la “Tanino Crisci srl” che produce scarpe per la prima volta, per quei tempi, “firmate” con nome e cognome. Nasce la “griffe” Tanino Crisci. Inizia un periodo di incredibili successi e di nuove iniziative come quella di aggiungere alla produzione, fino ad allora solo maschile, anche scarpe femminili, di usare il colore anche per le scarpe da uomo e di aprire punti vendita monomarca, i primi a Stradella e Casteggio, in Via Garibaldi. Intorno agli anni 60-70, Tanino Crisci riesce ad aprire il suo primo negozio a Milano, in Via Montenapoleone, prima in un interno del numero 13 e poi al numero 3 con le vetrine direttamente sulla vita. Seguono poi i negozi aperti a Roma, Firenze, a Parigi nel 1981, a New York nel 1982, a Singapore, Tokio, Hong Kong e a Londra nel 2001, in Burlington Arcade. Intanto Tanino passa le redini aziendali al figlio Alfonso. Alle scarpe si aggiungono borse, valigette e portafogli. E le scarpe Crisci, prodotte artigianalmente, hanno prezzi elevati. La scarpa da uomo modello Lillian arriva a costare 1250 dollari e si inserisce fra le dieci scarpe più costose al mondo. Molta della produzione di scarpe Crisci viene esportata in Giappone.

Ma è a Casteggio, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, che resta sempre l’azienda Crisci, l’unica dove nel corso degli anni hanno trovato occupazione fino a 200-220 dipendenti che, spesso, entrano in azienda da ragazzini e vi rimangono fino al pensionamento.

Nonostante i continui successi, nel 2007 Alfonso Crisci decide di vendere la ditta ad un gruppo straniero. Il marchio “Tanino Crisci” rimane ma i nuovi proprietari non riescono a superare una difficile crisi finanziaria e la ditta cessa di esistere.

Una “griffe” quella di Tanino Crisci che ha portato in giro per il mondo, orgogliosamente, il nome di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese.

Una storia di eccellenza del nostro territorio che va raccontata.

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Fotografia di copertina: http://ladyfairy-scloset.blogspot.com/2013/06/i-love-shopping-around-world-milan.html

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.