Abbiamo avuto modo di conoscere la scrittrice Isabel Lanfranchi e scambiare con lei opinioni ed impressioni di un’estate diversa dalle altre. Un’estate che, nonostante il dramma della pandemia, è stata la base di partenza per una ricerca profonda in ognuno di noi: la ricerca e la riscoperta di luoghi conosciuti ma non conosciuti, di luoghi immersi nella natura e di luoghi dove nascono le nostre origini e senso di appartenenza.

E’ il “Turismo di Prossimità” che si distacca da quello di massa, frenetico e trafficato, interpretato soggettivamente ma che ha come meta la riscoperta dei luoghi a poca distanza da casa.

E’ stato cosi per Isabel Lanfranchi che ha vissuto l’estate dedicandola alla riscoperta di un territorio al quale è sempre appartenuta ma che non aveva mai approfondito, conoscendolo intimamente nell’ora a lei preferita, la “Golden Hour“, quella ambita dai fotografi e dai videomaker.

In questo articolo sarà lei a raccontarci la sua esperienza, ad accompagnarci nel suo “OLTRE quel PO’ di serenata” Diario di un viaggio serale in Oltrepò”.

Isabel Lanfranchi

Isabel Lanfranchi è nata a Rho nel 1971 e abita nell’Oltrepò Pavese.

Laureata in Filosofia, si è successivamente specializzata in discipline dello spettacolo, frequentando corsi e cicli di seminari a livello avanzato. Dal 1998 scrive sceneggiature, ideate a partire da percorsi creativi costruiti ad hoc nell’ambito dei laboratori di sua competenza, condotti presso numerosi istituti scolastici di vario ordine e grado. Cura la regia dei relativi spettacoli. Tiene corsi di formazione e di aggiornamento sulla metodologia adottata. Il laboratorio teatro creativo, che progetta e conduce, è stato oggetto di esame e di discussione nell’ambito di tesi di Laurea in Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Tra gli altri, ha collaborato con il CSA di Milano, con il Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti (CPP) di Piacenza, con Associazioni Culturali quali “Il Cerchio di Gesso” di Bergamo e con il Centro di Riabilitazione extraospedaliera “PAolo VI” di Casalnoceto (AL),

Ha pubblicato “Fantasie d’animazione. Come rendere creativa e coinvolgente l’educazione dei bambini” Prefazione di Mario Losi, Edizioni La Meridiana (2001).

Tra le opere di narrativa ha pubblicato “Passaggio segreto” (2000), “La porta d’uscita” (2004) e “In difesa” (2011).

Negli ultimi anni ha collaborato con la stesura di testi divulgativi in favore del progetto “Rarahil Memorial School” (Nepal).

Ha vinto diversi premi letterari, fra i quali il 1° Premio nella categoria Tema Libero e il Premio Speciale “Writing The Distance” al Festival delle Lettere (Unicredit Pavilion, Milano 2017).

“OLTRE quel PO’ di serenata”
Diario di un viaggio serale in Oltrepò. Estate 2020.
di Isabel Lanfranchi

Fotografia di copertina di Massimo Pasotto

Quella che sta passando è un’estate diversa, sia in quanto differente dalle altre, sia perché si è volta da un’altra parte. E ha indotto a cercare un’altra direzione, conferendole il senso di un’opportunità.
Volendole attribuire il paragone con un genere musicale, la definirei un’“estate blues”. A sé stante. Un brano con una struttura di chiamata e risposta. Un’armonia dissonante, apparentemente stonata. Un canto popolare.
Lontana dalla disinvoltura e dallo svago, che in genere la contraddistinguono, ha suggerito di osservare lentamente le vicinanze. Con occhi nuovi. E con la stessa attenzione che il “carpe diem” riserverebbe all’attimo presente.
La pandemia avverte chiaramente che serve una cura, non solo per fronteggiare il virus in questione. Così mi sono fermata e mi sono guardata attorno. Così ho avuto cura di me, scegliendo un luogo speciale in cui tornare: la mia terra. Ho trovato e ritrovato radici percorrendo l’Oltrepò in lungo e in largo. Per quanto mi riguarda, è riaffiorata l’argilla sorgiva da cui provengo. La sua prossimità ha recuperato la dimensione di familiarità, ha bilanciato le coordinate essenziali, ha fornito una valida alternativa alla dispersività. Per questo ho vissuto come una concessione il mio ritorno in collina. E’ stata una riapertura al suo mondo, che per amore è anche un po’ mio. Mi sono fatta accompagnare dall’ora prossima alla sera. E’ questa l’ora in cui la luce, pur assecondando l’inesorabile procedere del tramonto, esalta il giorno, lo avvolge e lo intensifica. La sua diffusione diventa intima, si fa densa e corporea per riuscire ad abbracciare. Si rafforza nell’abbandono, ma non si abbandona. Smette di esaltare i colori delle cose e comincia a esaltare se stessa, assumendo i toni ambrati di un alone e tenendo il giorno in sospeso. Ancora per un po’. Almeno finché può. Amando la complicità di questo irresistibile sequestro, ho scelto l’atmosfera “golden hour” per tornare in collina e per ammorbidire la prospettiva nella sua culla. In prossimità di un ambiente coltivato a vite e di un momento coltivato a vita, comprendo perché entrambi mi siano così congeniali: cercano di trattenere intrattenendosi.
Gli appuntamenti serali con questo viaggio “blues” sono diventati pagine di diario. La cadenza dei giorni nell’ora prossima alla sera e nell’avvicendarsi dell’estate accosta ogni dedica a una serenata. Quel po’ della sua intonazione va ben oltre l’evocazione del nome Oltrepò. Così che la stagione non sia stata passeggera e non finisca come i petali di un geranio dentro la pozzanghera del primo temporale.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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