Colli Verdi

Parte prima: Canevino

Dal 1° gennaio 2019 in Oltrepò Pavese è stato istituito un nuovo comune, Colli Verdi, un nome che ben caratterizza sia la conformazione del territorio che la ricchezza della vegetazione.

Nato a seguito di un referendum consultivo popolare tenutosi nel luglio 2018, Colli Verdi riunisce tre comuni limitrofi: Canevino, Ruino e Valverde.

Il territorio del nuovo comune si estende per ben 41 Kmq nell’alta collina dell’Oltrepò Pavese nel nodo idrografico da cui si dipartono le principali dorsali collinari dell’Oltrepò Pavese e della Valle Versa.

I Piccoli borghi di Canevino e Ruino, dove il tempo pare quasi essersi fermato, sono posti su due delle più belle colline meridionali dell’Oltrepò Pavese dove lo sguardo può spaziare su panorami davvero spettacolari fra campi coltivati, vigneti e boschi.

Ruino, posto sul lato sinistro della Valle del Tidone, sovrasta il lago di Trebecco, un bacino artificiale.

Valverde si trova , invece, al centro di una vallata boscosa caratterizzata da castagneti.

Storicamente il territorio Colli Verdi occupa, in parte, quelli che erano gli antichi possedimenti del Monastero di Bobbio, in provincia di Piacenza, le cosiddette “Terre di San Colombano“.

In questo articolo vi raccontiamo del più piccolo, per numero di abitanti, dei tre comuni che fanno parte di Colli Verdi: Canevino.

NarrandOltrepò dedicherà altri due articoli agli altri due comuni, Ruino e Valverde.

Canevino

Canevino è un grazioso borgo dell’alta Val Versa nell’Oltrepò Pavese orientale, arroccato sulla sommità di un colle boscoso presso le sorgenti dei torrenti Versa e Scuropasso. Ha origini antiche di cui si hanno testimonianze certe fin dall’816. All’ingresso del paese, prima della ripida salita che porta alla Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta raggiungile con una scalinata di 133 gradini e da cui si gode una vista spettacolare a 360° sul territorio circostante fino alla catena alpina, si trovano la statua di San Colombano e un bassorilievo che ricorda un fatto miracoloso avvenuto a Canevino nel lontano 929, documentato da una fonte originale del X° secolo, il “Miracula Sancti Columbani”.

Il viaggio delle spoglie di San Colombano

A questo testo va il merito di avere tramandato il racconto dell’unica traslazione al di fuori di Bobbio delle venerate spoglie di San Colombano. Dopo la morte di San Colombano, avvenuta nel 615, i ricchi possedimenti del Monastero di Bobbio, attirarono gli interessi di importanti personaggi della corte pavese fra cui il vescovo di Piacenza e suo fratello conte della città. Terre e proprietà del monastero finirono con l’essere usurpate.

Nel luglio del 929 l’abate Gerlanno, per ottenere giustizia dal re italico Ugo di Provenza, decise di portare in processione solenne a Pavia l’urna contenente le spoglie di San Colombano. Il viaggio avvenne in tre tappe.

Il primo giorno il corteo partito da Bobbio arrivò a Zavattarello.

Il secondo giorno, il 18 luglio, la solenne processione si avvicinò a Canevino.

Il miracolo

Qui un fanciullo muto dalla nascita stava coltivando un campo insieme al padre quando, improvvisamente, parlò dicendo: “Padre, padre, c’è San Colombano!”. Il padre, felice, corse ad avvertire il sacerdote del paese che, fatte riempire alcune brocche di vino, le offri a tutti, come ringraziamento del miracolo avvenuto. Il corteo di monaci con l’urna ripartì e giunse a sera a Portalbera per attraversare l’indomani il fiume Po e giungere poi a Pavia nella basilica di San Michele.

Miracula Sancti Columbani

Al di là dell’aspetto religioso della testimonianza dell’unico miracolo conosciuto avvenuto dopo la morte di San Colombano, il “Miracula Sancti Columbani” ha importanti aspetti storici ed economici perchè è l’unico documento che attesta la coltivazione della vite in Val Versa prima dell’anno 1000 e, nello stesso tempo, attesta l’esistenza di una strada che collegava la capitale dei Longobardi con uno dei centri culturali e religiosi più importante del nord Italia, il Monastero di Bobbio. E quella strada passava proprio per Canevino.

L’itinerario

L’itinerario percorso dai monaci nel 929 è conosciuto come “Via di San Colombano“. Numerosi documenti attestano che questa via, che collegava Pavia con Bobbio, attraversando l’Oltrepò Pavese orientale e mettendo in comunicazione le valli Trebbia, Tidone e Versa con centri lungo il Po e il Ticino, era importante e molto utilizzata da abati, monaci, pellegrini e dignitari. Molto probabilmente è stata la via sulla quale si sono incamminati San Colombano e i suoi monaci diretti a Bobbio a fondare il celebre monastero dopo avere ricevuto nel 614, da re Agilulfo, il diploma di autorizzazione regia e una ricchissima dotazione terriera di sostentamento.

La via degli Abati e la via di San Colombano oggi

La “Via di San Colombano” rappresenta la prima parte dell’itinerario che da Pavia, attraverso Bobbio e l’Appennino, raggiungeva Pontremoli e assicurava perciò il collegamento tra la capitale longobarda e i domini longobardi della Tuscia (circa l’attuale Toscana) e da qui a Roma. Il tratto di via tra Bobbio e Pontremoli è noto come “Via degli Abati”.

Nel 2012 lo studioso piacentino Giovanni Magistretti ha ricostruito il percorso della “Via di San Colombano”basandosi in parte sul racconto della traslazione delle reliquie del 929.

Per chi volesse percorrere la “Via di San Colombano” sono state pubblicate nel 2013 due guide che ne descrivono il percorso con cartine dettagliate:

  • “La via degli Abati” di Francesca Cosi ed Alessandra Repossi, edizioni Ancora
  • “Guida alla Via degli Abati” di N.L. Mazzucco e G. Mori, edizioni Terre di Mezzo

Dal gennaio 2015 è nata, con sede a Zavattarello, l’Associazione “Le Campanelle di San Colombano” con la finalità di svolgere attività di promozione ed iniziative turistiche e culturali con particolare riferimento all’area della Via di San Colombano.

Il nome dell’associazione deriva dalle campanelle, conservate a Bobbio, che i monaci che trasportavano le reliquie di San Colombano nel 929, avrebbero suonato all’arrivo in ogni paese per segnalare la propria presenza.

Per ulteriori informazioni, dal punto di vista Trekking, ecco il link della Via degli Abati. Nel sito si possono visionare anche cartoguide, un elenco di posti dove mangiare e dormire e la possibilità di associarsi all’associazione.

© Roberta Tavernati, NarrandOltrepo’. E’ vietata la copia e la riproduzione di testo ed immagini senza il consenso dell’autore.

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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