Come abbiamo già avuto modo di dire, i paesi delle zone montane del nostro Oltrepò Pavese, in particolare quelli che appartengono a quell’area definita “Appennino delle Quattro Province”, hanno subito nel corso del ‘900 un grande spopolamento che ha fatto di loro solo luoghi di seconde case dove tornare durante le vacanze estive a rifugiarsi dalla calura della pianura. Ma in alcuni di questi paesi, racchiusi ormai fra i folti boschi, nessuno più è tornato. Sono luoghi abbandonati e molti li definiscono “paesi fantasma”, anche se in essi non c’è nulla di terrificante e misterioso. Sono vecchi borghi di pietra bloccati in una sorta di “fermo immagine” a tanti anni fa, all’attimo che ha diviso la loro vita da una quotidianità di lavoro, abitudini e tradizioni al silenzio dell’abbandono.

E’ il caso di Ceregate e Rovaiolo Vecchio, fermi nel tempo fra i boschi delle alte valli del nostro Oltrepò Pavese, borghi uniti dall’abbandono che li ha colpiti ma divisi dalla diversa vicenda che a quell’abbandono ha portato.

Oggi vogliamo raccontarvi di Ceregate

Ceregate è un piccolissimo borgo di pietra posto a 850 metri di altitudine nel territorio di Santa Margherita Staffora, fra le località di Pianostano e Cegni, all’ombra del Monte Bagnolo. Poche case e una chiesetta raccolte attorno ad un prato ai margini del bosco, case che, dagli anni ’80 del secolo scorso, sembrano dormire in attesa che i loro proprietari ritornino. A Ceregate vivevano 4 o 5 famiglie, una trentina di persone, la cui vita non doveva essere affatto facile. Qui non sono mai arrivati l’acqua e la luce e nemmeno una strada percorribile dalle auto. Ceregate lo si raggiunge tuttora solo con una camminata di un’ora e mezza, circa quattro Km, seguendo una mulattiera attraverso i boschi dai vicini centri di Negruzzo e Cegni.

Fotografia di Giorgia Ricotti – Wild Trek Avventure in cammino

Una manciata di case e una chiesetta costruita nel 1868 e dedicata a Maria Bambina. Case abitate da gente semplice e, come si dice “timorata di Dio”. E di Ceregate era infatti originario Fra Colombano, al secolo Carlo Buscaglia, a cui, all’età di 47 anni, nel 1899, venne imposto, nella Chiesa del Sacro Cuore di Stazzano in provincia di Alessandria, l’abito benedetto di eremita dell’Opera della Divina Provvidenza, la congregazione voluta da Don Orione. All’Opera di Don Orione Fra Colombano, uno dei primi tre eremiti della congregazione, donò la sua fattoria di Ceregate da cui aveva portato via le sue poche cose, una mucca e un asinello. La fattoria fu trasformata in parte in colonia agricola (dove si praticava l’ora et labora) e parte in eremitaggio.

Fotografia di Giorgia Ricotti – Wild Trek Avventure in cammino

E come un eremita visse a Ceregate fino alla morte, avvenuta nel 1986, anche un omonimo di Fra Colombano, il carbonaio Carlo Buscaglia che, segnato dalle atrocità delle due guerre mondiali, preferì la solitudine dei boschi alla crudeltà umana. Raramente scendeva l’impervia mulattiera per raggiungere Varzi ed acquistare ciò di cui necessitava. La casa in cui ha abitato è la più grande di Ceregate e ha un balcone da cui il signor Carlo poteva ammirare un fantastico panorama sui monti circostanti.

Dal giorno della sua morte nel piccolissimo borgo, dove in tante occasioni sarà risuonata la musica dei pifferai di Cegni, è calato il silenzio dell’abbandono. Le vecchie case vengono a poco a poco inghiottite dalla vegetazione, case, come quella del carbonaio, che ancora conservano al loro interno i segni di chi le ha abitate, mobili, suppellettili e legna accatastata pronta ad essere bruciata in un camino o in una stufa ai primi freddi invernali.

Fotografia di Giorgia Ricotti – Wild Trek Avventure in cammino

Il silenzio del piccolo borgo montano dura ormai da più 30 anni e viene rotto due volte l’anno, il Lunedì di Pasqua e la prima domenica di Settembre, quando parecchie persone percorrono il sentiero fra i boschi per assistere alla Messa celebrata nella Chiesa di Maria Bambina. E nel borgo tornano le voci, le risate e le chiacchiere che animano il sagrato della chiesetta restaurata e tenuta in ordine dal sacrificio degli abitanti dei paesi vicini. E’ come un atto d’amore per il piccolo paese addormentato nel bosco, atto d’amore che si è ripetuto anche quest’anno quando alla chiesetta è stata riportata, restaurata, la statua in cartapesta della Madonna delle Grazie.

Fotografia di Giorgia Ricotti – Wild Trek Avventure in cammino

E atto di rispetto per una sorta di museo all’aperto della vista, della cultura e dell’architettura contadina dell’Alta Valle Staffora, deve essere quello di chi giunge a questo luogo testimonianza di un passato che non c’è più ma che sembra aleggiare tra le vecchie case raccolte attorno al grande prato.

Come abbiamo detto si può raggiungere Ceregate da Cegni, da Negruzzo oppure dalla sponda del Torrente Staffora lungo la SP48. Da Cegni il sentiero per Ceregate comincia dalla fontana-lavatoio del paese con una segnavia all’inizio del sentiero stesso che prosegue facilmente individuabile.

Fotografie gentilmente concesse da Giorgia Ricotti, Wild Trek Avventure in Cammino. Per escursioni guidate consultare il sito web: https://wildtrek.it/

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.