Nei mesi di Ottobre e Novembre 2019 si è tenuta al Broletto di Pavia la mostra “EXIT. Hotel Fantasma in Provincia di Pavia“, ideata dalla fotografa pavese Marcella Milani. Una delle foto più significative della mostra è stata quella che ritrae il “Grand Hotel Terme” di Salice Terme all’indomani di una nevicata. E’ una foto in bianco e nero che fa risaltare l’imponenza del grande edificio classicheggiante ma, allo stesso tempo, ne accentua il grave stato di abbandono che connota anche gli interni, vandalizzati e in parte pericolanti.

Volete saperne di più sulla mostra fotografia EXIT? Ecco il video dell’ intervista in diretta con Marcella Milani:

Eppure c’è stato un tempo in cui questo grande albergo era al centro di una cittadina termale che era considerata uno dei luoghi più “chic” della Lombardia e non solo, frequentata da nobili e ricchi borghesi, politici ed artisti e da quelli che, in epoca più recente, sono definiti “vip”. Veramente, alla luce dei gravi problemi che Salice Terme vive oggi, si fatica a credere che non molto tempo fa la cittadina dell’Oltrepò Pavese non facesse rimpiangere una vacanza nella riviera romagnola o ligure.

Attorniata da colli verdeggianti sui quali si ergono castelli e borghi medievali, Salice Terme deve la sua notorietà alle acque salsobromoiodiche e sulfuree che sgorgano dai primi contrafforti dell’Appennino, nei territori di Godiasco e Rivanazzano, acque che curano diverse patologie. Salice e le sue acque erano già note in epoca romana quando pare fosse frequentata da Giulio Cesare per curare una brutta psoriasi.

Gli abitanti del luogo usavano le acque per cucinare e lo spiccato gusto di zolfo rendeva le pietanze poco appetibili così le acque vennero a lungo sottovalutate a causa di una diffusa credenza popolare che, paradossalmente, le riteneva dannose per la salute. Fu il dottor Ernesto Brugnatelli, medico condotto di Rivanazzano, che nel 1850, dopo averne trovato traccia in studi medici settecenteschi, riscoprì l’antico pozzo romano da cui le acque curative scaturivano.

Fu così che, nell’antico “Locum Salis“, ebbe inizio una vera e propria “industria Idroturistica“, con la costruzione , nel 1885, del primo stabilimento termale con il nome di “Società delle Terme Stoppani e Castiglioni”. Era un grande edificio costituito da un avancorpo e da una galleria lunga 76 metri che terminava in un salone ottagonale da cui si diramavano tre bracci in cui erano dislocati i camerini da bagno. Accanto allo stabilimento termale venne realizzata, nello stesso anno, l’ala laterale del Grand Hotel Terme progettato dall’Ingegnere Giuseppe Castiglioni. Gli anni successivi videro la costruzione di un Salone Teatro, di un Caffè Bagni e del corpo centrale (1890) del Grand Hotel. Attorno agli edifici, fortemente voluto dal dottor Stoppani, si estendeva un parco di svariati ettari con ventimila piante, sentieri, sedute in pietra e panchine.

Nell’arco di pochi anni le Terme di Salice e il Grand Hotel cominciarono ad essere apprezzati e frequentati da nobili, ministri e persone famose: i Conti Litta e Borromeo nel 1894, il ministro Prinetti e la poetessa Ada Negri nel 1897.

Quest’ultima era solita trascorrere piacevoli momenti rilassanti all’ombra di una grande quercia che, ancora oggi, è nota come “la quercia di Ada Negri”. Alla poetessa è attribuito lo slogan “A Salice si sogna e si guarisce” usato per pubblicizzare le Terme negli anni ’50.

Nel 1902 il Grand Hotel venne completato con la costruzione dell’ala sud-est. A disposizione della clientela c’erano ben ducento stanze lussuosamente arredate e con biancheria raffinata, sale per la musica, la lettura e la conversazione, un ampio ristorante e camerini da bagno ad ogni piano per i clienti che preferivano evitare di recarsi allo stabilimento termale. Ovunque arazzi, argenteria e scale di marmo.

Nello stesso anno venne demolito il vecchio stabilimento termale e, su progetto dell’ingegnere milanese Emilio Speroni, venne costruito un nuovo edificio su di un unico piano rialzato in stile pompeiano. Comprendeva due reparti per dividere gli uomini dalle donne adibiti ai bagni salsobromoiodici. Nel piano inferiore c’erano i reparti per le fangature e i bagni solforosi. Fu completato nel 1913.

Intanto nel 1909 la “Società per le ferrovie del Ticino” aveva provveduto al prolungamento della tramvia Voghera – Rivanazzano fino a Salice Terme.

Trovate l’articolo dedicato “Quando in Oltrepò si viaggiava in Tramvai

Fu proprio la Società delle Terme di Salice, con lo scopo di rendere più rapido ed agevole l’accesso allo stabilimento termale, a concorrere con una somma ingente per fare in modo che le Ferrovie del Ticino prolungassero la tramvia a vapore fino a Salice Terme. Ogni giorno otto tram coprivano il percorso Voghera – Salice Terme e viceversa. Questo assicurava anche collegamenti con la stazione di Voghera e, quindi, significava per le terme poter avere clienti da ogni parte d’Italia.

Erano gli anni della Bella Epoque e all’interno di una elegante villa in stile liberty, aprì i battenti, nel 1910, il Casinò di Salice Terme, il Kursaal Villa Esperia.

Nel Grand Hotel soggiornò nel 1929 l’attrice Marta Abba che, proprio dall’albergo, tenne un intenso scambio di lettere con il drammaturgo Luigi Pirandello che, non ricambiato, provava per la giovane donna un forte sentimento. Erano gli anni in cui le terme erano frequentate anche dal fondatore del movimento futurista Tommaso Marinetti, che aveva la sua casa di campagna nella vicina Godiasco.

Nel 1931 venne inaugurata la Ferrovia Voghera – Varzi che andò a sostituire la vecchia tramvia a vapore e che facilitò ancora di più alla clientela il raggiungere la stazione termale dell’Oltrepò Pavese.

Qui trovate l’articolo dedicato al trenino “C’era una volta il trenino della Voghera-Varzi

Furono quelli gli anni di massimo splendore per il Grand Hotel che si attrezzò anche di elegantissimi saloni per accogliere i giocatori della roulette. In quegli anni Salice offriva anche un’intensa stagione di intrattenimenti compreso un torneo internazionale di tennis nel mese di Luglio e la prima edizione di un concorso ippico nazionale.

Ma fu nel secondo dopoguerra che Salice Terme letteralmente esplose diventando il fulcro della vita mondana italiana degli anni ’50 e ’60, frequentata da turisti di ogni età, vip e gente comune che, con la vendita della struttura allo Stato, venivano ma mutuati a curarsi dermatiti e problemi respiratori.

Salice offriva negozi e locali alla moda, piscine e campi da tennis e da bocce, un cinema all’aperto, nove ristoranti, sedici alberghi con oltre mille posti letto. I locali notturni traboccavano di turisti e di paparazzi in cerca del vip di turino da fotografare. E sì, perchè a Salice era legato il “Premio Salice Terme” che, ad esempio, attribuì nel 1966 a Vittorio Gasmann il premio come miglior attore comico cinematografico dell’anno. E, sempre nel 1966, si tenne alla “Buca” di Salice la terza edizione della finale del Festivalbar, un concorso che premiava i successi più gettonati nei juke box del tempo. Quell’anno vinse Caterina Caselli con “Perdono” e fra gli ospiti del conduttore Vittorio Salvetti c’erano Sonny & Cher, proprio la ancora famosa Cher che in quell’occasione cantò “Bang Bang“. anche la quarta edizione della finale del Festivalbar del 1967 si tenne a Salice Terme e, in quell’occasione, vinche Rocky Roberts con “Stasera mi butto” mentre  la sezione dedicata agli artisti emergenti venne vinta da Al Bano con “Nel Sole”. E la finale fu trasmessa da Rete 2, l’attuale Rai 2.

Fiore all’occhiello di Salice Terme fu per anni anche il concorso Ippico Internazionale che animava il mese di Settembre e che si teneva sul campo intitolato al Colonnello Luigi Lanzuolo, ufficiale di cavalleria della Caserma di Voghera. Memorabili furono i concorsi ai quali parteciparono i mitici fratelli D’Inzeo e Graziano Mancinelli. E non dimentichiamo l’asso del ciclisimo Fausto Coppi che trascorse a Salice parte dei suoi periodi di allenamento.

Da allora di acqua sotto il ponte dello staffora ne è passata tanta ma il mondo diu cui il Grand Hotel è stato simbolo non esiste più, c0sì come quello della Salice degli alberghi sempre pieni, delle serate danzanti, del teatro tenda posto al di là del torrente, dei VIP e della “movida”.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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