C’era una volta un trenino che dalla pianura saliva sferragliando tra boschi, vigneti e alberi di ciliegio, fino alle pendici di monti più alti del nostro Oltrepo’ Pavese.

Era il mitico trenino verde della ferrovia che dal 1931 al 1966 ha collegato Voghera con Varzi. Era il mitico trenino sul quale per anni hanno viaggiato persone e merci, pendolari e frequentatori dei mercati settimanali delle due cittadine oltrepadane, studenti e valligiani che, pur abitando a Milano o Pavia, tornavano a casa per trascorrere il fine settimana o le vacanze con parenti e amici.

Era il mitico trenino di un mondo scomparsi che soppravvive nel nostro ricordo nostalgico di chi l’ha vissuto.

Mai come oggi la gente e gli amministratori della Valle Staffora e dell'Oltrepo' Pavese si stanno rendendo conto quanti e quali danni, sotto il profilo sociale ed economico, abbia provocato la soppressione della storica linea ferroviaria Voghera - Varzi"

Postfazione di Giorgio Macellari a "Il Trenino Voghera - Varzi. La storia e le foto inedite" di A. Disperati e S. Lucchelli

La storia

La storia del trenino di Varzi parte da lontano e da quel forte desiderio delle comunità della Valle Staffora di vedere valorizzato, attraverso efficienti collegamenti, un territorio ricco di bellezze naturali e storiche e delle Terme di Salice che avrebbero potuto attirare un maggior numero di persone.

Erano gli inizi del 1900 e la  cittadina di Voghera era al centro di un intenso traffico di tram a vapore che la collegavano dal 1883 a Stradella e dal 1891 a Rivanazzano. Autobus a vapore, che funzionavano come una locomotiva a vapore ferroviaria e che creavano non pochi problemi alla strada a causa del loro considerevole peso, colelgavano dal 1901 la città con Varzi. In questo contesto, nel 1909, una società privata con sede a Pavia ottenne dal governo una concessione per realizzare e gestire una linea ferroviaria da Voghera a Varzi. La ferrovia sarebbe stata a scartamento normale e con trazione a vapore. Tutto sembrava ormai deciso ma, purtroppo, i lavori non avranno mai inizio e nel 1915 la concessione decadrà per inadempienza. I sogni di un treno che attraversasse la Valle Staffora sembrarono svenire per sempre.

Nel frattempo, proprio nel 1909, la Società per le Ferrovie del Ticino aveva prolungato la linea tramviaria Voghera – Rivanazzano fino a farla arrivare a Salice Terme.

Si arrivò così al 1924 quando alla Società Anonima per la Ferrovia da Voghera a Varzi venne accordata la concessione per la costruzione e l’esercizio della omonima ferrovia a scartamento normale e a trazione elettrica. Approvato il progetto curato dall’Ingegnere Ernesto Besenzanica, i lavori iniziarono nel Febbraio del 1926. Effettuate le corse di prova, la linea venne solennemente inaugurata il giorno di Natale del 1931 alla presenza delle autorità civili, religiose e militari.

Il 27 dicembre 1931 la storia del mitico trenino verde ebbe finalmente inizio con l’apertura al pubblico.

E la ferrovia Voghera – Varzi (nota come FVV) divenne la protagonista quasi incontrastata dei trasporti lungo la Valle Staffora. Infatti, contemporaneamente all’apertura al pubblico della FVV, fu soppressa la linea tramviaria da Voghera a Salice Terme e dal 1 gennaio 1932 anche gli autobus che collegavano Bobbio a Voghera non percorsero più la tratta sino alla cittadina oltrepadana limitanto le proprie corse alla stazione ferroviaria di Varzi.

Il Percorso

Il trenino verde partiva da Voghera, dalla graziona stazione, oggi sede del Museo Ferroviario Enrico Pessina, con atrio, sala d’attesa, biglietteria e bar. Dopo aver attraversato il Torrente Staffora, su un ponte a cinque luci da dodici metri di ampiezza, e la statale per Piacenza su apposito cavalcavia, il trenino entrava tra i campi coltivati e continuava sferragliando la sua corsa lunga poco più di 32 Km tra fermate facoltative come quella di Torrazza Coste (a 1,5 Km dal centro del paese) e le stazioncine di Codevilla, Retorbido, Rivanazzano, Salice Terme, Godiasco. Da qui la linea ferroviaria correva parallela alla riva destra dello Staffora e saliva verso le fermate di San Desiderio, Pozzol Groppo, Cecima, Ponte Nizza, San Ponzo, Bagnaria e Ponte Crenna.

Circa cinquantacinque minuti dopo aver lasciato Voghera si incontrava il capolinea di Varzi la cui stazione era attrezzata, oltre che dal fabbricato viaggiatori, da una rimessa per la sosta nottura dei treni e di un dormitorio per il personale.

Quando la linea FVV fu aperta, su di essa viaggiavano quattoridici treni viaggiatori, dei quali dodici giornalieri, mentre due avevano periodicità trisettimanale, essendo effettuati il martedì (il giorno di mercato di Voghera, il venerdì (giorno di mercato a Voghera e a Varzi) e la domenica. Il primo treno della giornata era un Omnibus che partiva da Varzi alle ore 6:40 mentre l’ultimo era sempre un Omnibus che lasciava Voghera alle ore 19:55 egiungeva a Varzi alle 20:55.

Ai convogli viaggiatori, dai lisci e chiari sedili di legno e dalle tendine di broccato, era affiancata una coppia merci. Sulla FVV affluiva infantti un intenso traffico merci dirette sopratutto a Genova e Milano. A tale scopo molte furono le aziende raccordate alla linea ferroviaria come le Fornaci Barraglia di Torrazza Coste, il Deposito Legnami Pallavicini di Rivanazzano, il Deposito carburanti dell’Esercito Italiano di Godiasco e lo stabilimento Zincor di Varzi.

Nel febbraio 1940 la Società per la Ferrovia Voghera – Varzi fu incorporata, mediante fusione, nella Società per le Ferrovie dell’Adriatico – Appennino.

Qualche momento difficile e la soppressione

La FVV visse anche diversi momenti difficili dovuti sopratutto alle frequenti esondazioni dello Staffora, come quella del 1956 che fece crollare una parte della massicciata di Cecima e ai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale che danneggiarono gravemente la stazione di Varzi e distrussero un’elettromotrice, tanto da costringere nel 1944 la Società a sospendere l’esercizio. Riattivata a guerra finita, la linea fu oggetto nel 1965 di un progetto di rinnovamento che prendeva, tra l’altro, la sostituzione dell’armamento, l’acquisto di nuovi mezzi di trazione e la soppressione di alcuni passaggi a livello incustoditi. Tale progetto, nonostante le proteste degli utenti e degli imprenditori con scioperi e manifestazioni, e nonostante che altre due ditte avessero stabilito in Valle Staffora la sede delle proprie attività (le Cartiere di Retorbido e un’industria di conserve alimentari a Varzi), non ebbe seguito e con Decreto ministeriale del 9 Dicembre 1965 si decise la soppressione della ferrovia nell’ambito della politica dei cosiddetti “rami secchi”.

Le ragioni della soppressione furono del tutto politiche e non dovute allo scarso utilizzo del mezzo.

Così in una calda sera dell’estate nel 1966, il 31 Luglio, il mitico trenino verde effettuò l’ultima corsa della ferrovia Voghera – Varzi. Scesi a Voghera tutti i passeggeri, il trenino entrò nella rimessa con gli altri rotabili già fermi da qualche ora. Il mattino seguente, alle ore 5:00, il primo dei nuovi autobus Fiat 306 partì dalla stazione di Varzi diretto a Voghera.

Lo Smantellamento

La linea FVV non fu subito smantellata, alimentando le speranze di molti utenti in un ripensamento e in una riattivazione della linea. Invece un mattino del Marzo 1969 un treno composto da un locomotore e da alcuni carri merci partì da Voghera percorrendo tutta la linea fino a Varzi. Qui iniziarono le opere di smantellamento dei binari, dell’alimentazione aerea, dei pali che vennero tagliati a pochi centimetri dalla base. Il materiale rotabile venne trasferito nel 1970 alla Ferrovia Sangritana in Abruzzo. I binari vennero asportati solamente nel tratto da Varzi a Godiasco. Infatti nel 1978 il tratto Godiasco – Voghera fu ripristinato per servire al Deposito Carburanti dell’Esercito Italiano che era raccordato alla ferrovia e che se ne servì, con proprie locomotive diesel, fino a metà degli anni ’90 quando, nel corso del 2000, gli ultimi binari vennero completamente smantellati.

Da Ferrovia a GreenWay

Oggi il percorso della ex Ferrovia Voghera – Varzi è diventato una pista ciclopedonale. Nel 2014 è stato inaugurato il primo tratto di 14 Km che, seguendo la traccia dei binari perduti della vecchia ferrovia, conduce da Voghera a Salice Terme. Nel corso del 2020 si spera vengano portati a termine gli ultimi 19 Km che uniscono Salice Terme a Varzi. E’ la GreenWay, il “serpente verde” che salendo da Voghera a Varzi collegherà tutti i paesi della Valle Staffora passando accanto alle mitiche stazioncine della Ex FVV, alcune diventate abitazioni private, altre ristoranti (Retorbido, Salice Terme), altre, purtroppo abbandonate, demolite o irriconoscibili come quella di Varzi di cui rimane solo l’autorimessa delel corriere, un tempo usata per i treni.

Fotografie gentilmente estratte da: https://www.ferroviedismesse.com/photogallery/FVVrotabiliedintorni/index.html

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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