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Come abbiamo già avuto occasione di raccontare, il nostro Oltrepò Pavese poteva contare più di cento fra castelli, rocche e torri. Di tanti di loro non restano che ruderi dovuti alle distruzioni durante le lotte fra fazioni rivali, alla devastazione dell’ultima guerra, all’inclemenza del tempo e all’incuria dell’uomo.

Ma, quando un castello imponente e grandioso viene tolto all’ammirazione dei posteri da una distruzione operata da coloro che hanno voluto usare quel pezzo di storia più che centenaria come materiale da costruzione, il rammarico è veramente tanto.

E’ il caso del Castello di Montuè che un tempo si ergeva maestoso in posizione strategica fra la Rocca di Montalino verso est e il Castello di Cigognola verso ovest.

Canneto Pavese, paesaggio. Foto di NarrandOltrepò

Canneto Pavese: tra Valle Versa e Valle Scuropasso

Il territorio è quello di Canneto Pavese in uno dei punti più panoramici dell‘Oltrepò PaveseCanneto è diviso in piccole frazioni separate poste sulle vette di piccoli poggi arrotondati sulla sommità delle colline a cavallo tra la Valle Versa e la Valle Scuropasso.

Il Castello di Montuè si trova su uno di quei poggi. Costruito molto probabilmente a cavallo dell’anno Mille, ebbe come primi feudatari certi i Gabbinobile famiglia pavese di parte guelfa che lì vissero dal XIII° al XV° secolo. La località cominciò per questo ad essere chiamata Montù dei Gabbi (nota anche come Monte Acutello) che fu comune fino al 1886 quando fu sostituita da Canneto Pavese.

Si accedeva al castello per la strada che da Broni prosegue nella Valle Maga, detta anche Valle di Recoaro, dove l’attuale costruzione che ospita le Fonti di Recoaro pare fosse in origine un corpo di guardia all’accesso del castello.

Il castello fu teatro di sanguinosi combattimenti tra le famiglie dei feudatari della zona come i Beccaria, i Belcredi, i Malpaga e, appunto, i Gabbi. Per un certo periodo fu usurpato dai Beccaria che lo unirono al feudo di Broni e che, nel 1528, lo cedettero ai Valperga, una delle famiglie più antiche e potenti del Piemonte. Questi ultimi vendettero il castello nel 1593 ai Conti Candiani di Pavia, divenuti poi Rota Candiani.

Il Castello di Montuè, come sarebbe stato. Fotografia di robertomarchese.it

Ospiti importanti

Durante questi anni molti furono gli ospiti nell’imponente castello.

Si dice che le sue stanze abbiano ospitato una regina, Carolina Amelia di Brunswick, moglie di Giorgio IV° Hannover, re di Gran Bretagna. Sulla presenza della regina Carolina in Oltrepò Pavese, poco o nulla si sa di preciso, ma sembra proprio che sia stata al Castello di Montuè verso il 1818.

Rimasta celebre per lo scandaloso processo mossole dal marito per un presunto tradimento (anche se il re stesso aveva ripetutamente tradito la regina), Carolina abbandonò l’Inghilterra e visse per un certo periodo in Italia dove era sempre accompagnata da un aitante valletto, Bartolomeo Pergami (o Bergami). Da quella compagnia sbocciarono dicerie e racconti romanzeschi a sfondo amoroso.

La demolizione

Il castello, ancora in buono stato alla fine dell’Ottocento, venne quasi del tutto demolito intorno agli anni ’20 del secolo scorso dall’ingegnere Pollini, impresario edile di Pavia, che lo aveva acquistato dai Rota Candiani nel 1925. Egli, infatti, iniziò la demolizione del castello per ricavarne materiale da costruzione, smontando i marmi, i ferri battuti, gli infissi delle finestre, i laterizi e le pietre scolpite. Tutto ciò malgrado le proteste di Donna Vittoria Rota Candiani (che abitava a Broni), l’intervento delle forze dell’ordine e una diffida del magistrato.

Canneto Pavese. Fotografia d’epoca

Oggi del castello, che è una proprietà privata, resta poco, ma quanto basta a comprenderne il perimetro, a intuire la scala elicoidale che univa il pianterreno a quelli superiori e le sue trasformazioni da luogo d’arme a grande palazzo nobiliare.

Ma, quasi come se fosse una fiaba, il Castello di Montuè, è riemerso dall’oblio grazie al lavoro dello scrittore e storico bronese Mino Baldi raccolto nel libro “Il Castello di Montuè – Sua ricostruzione ideale, origini, storia, strutture architettoniche e ornamenti”. Tutto ciò grazie a fonti fotografiche, cartoline d’epoca e alla consultazione del Cabreo del Conte Giacomo Bartolomeo Rota Candiani del 1878. Il Cabreo è un inventario dei beni immobili della famiglia e in esso è riportata la pianta del Castello di Montuè.

365 finestre di pura bellezza e maestosità

Ed ecco riapparire dal passato il grande castello con i suoi sette lati irregolari, i suoi trenta metri di altezza e le sue 365 finestre, come i giorni dell’anno. Aveva un sotterraneo adibito a ricovero per i cavalli e vi si accedeva per un ponte levatoio. Aveva due torri che contenevano le scale elicoidali che conducevano ai piani superiori e al cammino di ronda contornato da merli, torri che avevano funzione di comunicazione, attraverso l’accensione di fuochi, con i castelli vicini.

Da luogo d’arme fu poi trasformato dai proprietari in una residenza signorile con una grande scala di marmo pregiato e un’artistica ringhiera in ferro battuto. C’era anche una cappella con un altare di marmo così come il pavimento e le pareti e un tabernacolo con una porticina in argento sbalzato.

Se oggi esistesse ancora integro il Castello di Montuè sarebbe come una grande nave con la prua rivolta verso la pianura fra le distese di rigogliosi e verdeggianti vigneti.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.