Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, le colline e i monti del nostro Oltrepò Pavese sono costellati da piccoli e tranquilli borghi in pietra, ognuno con la sua storia millenaria che qua e là riaffiora tra i grovigli di viuzze che li caratterizzano.

E viuzze realizzate con i ciottoli del torrente Staffora si intersecano tra loro anche nel borgo di cui vogliamo parlarvi oggi, Cecima, che nel nome sembra rimandare ad antiche origini liguri con quel “Ceci” che significa “oriente” e con quel “Ma” che significa “terra”.

Cecima, dunque, “terra posta ad oriente”, si erge su un altipiano, un terrazzamento sulla sinistra dello Staffora, non lontano dal borgo di San Ponzo del quale vi abbiamo parlato qui: https://narrandoltrepo.it/san-ponzo-semola-un-borgo-di-pietra-e-le-sue-grotte-miracolose/

Il borgo si raggiunge da due vie che, dal fondovalle, salgono ad incontrarsi davanti alla Chiesa di SS. Martino e Lazzaro, non prima, però, di essere passati attraverso le tracce ancora visibili dell’antica “porta soprana”, demolita nel 1936, accompagnata dai pochi ruderi che attestano l’esistenza dei bastioni delle antiche mura, di un fossato, ormai riempito, e di un castello che sorgeva all’estremità sud-occidentale del paese.

Origini antiche quelle di Cecima che come “corte” viene donata nel lontano 943 dai sovrani italici Ugo e Lotario al Vescovo di Pavia che nel corso degli anni acquisisce il titolo di “Conte di Cecima”. E il Vescovo di Pavia mantiene la giurisdizione di Cecima anche dopo l’emanazione del diploma del 1164 con cui l’imperatore Federico Barbarossa la aggrega, come tante altre terre dell’Oltrepò Pavese, a Pavia.

E’ in questi anni che Cecima viene fortificata con la costruzione di mura di cinta, di un fossato e di un castello. Castello che il Vescovo di Pavia, Guido Langosco, fa ampliare nel 1299 tanto che ben regge gli assalti delle compagnie di ventura che nel corso della seconda metà del ‘300, al soldo dei riottosi Marchesi del Monferrato, devastano a fondo il territorio. Al castello di Cecima è legata una leggenda riportata da Mario Merlo nel suo libro “Leggende Lombarde” in cui si narra di una giovane donna veneziana che, andata sposa ad un nobile feroce e sospettoso, viene da quest’ultimo, per troppa gelosia, lasciata morire rinchiusa in una torre del maniero insieme ad un bel paggio “… dalla voce soave e dagli occhi azzurri…”.

Il castello di Cecima è ormai scomparso ma la stessa sorte non è capitata al mulino del borgo che il Vescovo Guido Langosco fa costruire nel 1295, lungo la strada secondaria che porta al borgo di San Ponzo, grazie ad una deviazione dell’acqua dello Staffora che alimenta un canale e, quindi, la ruota del mulino.

Passano gli anni e nel 1419, l’8 Febbraio, il Vescovo di Pavia Pietro Grassi, conte di Cecima, emana gli “Statutum Comunis Zecimae” (Statuti di Cecima) che fissano diverse regole riguardanti la giustizia civile, la tutela della proprietà, la manutenzione delle strade e molto altro. In questi statuti il legislatore si preoccupa anche di disporre sanzioni penali per i delitti, gli insulti e la violenza alla donna. L’importanza di questi statuti è tale che essi sono il modello a cui si ispirano, per i loro statuti, molti comuni circostanti a Cecima.

Nel 1544 Papa Paolo III° concede il feudo di Cecima agli Sforza Conti di Santa Fiora. In seguito il feudo passa al cardinale Sforza Casarini alla cui famiglia rimane fino all’estinzione del feudalesimo.

Le stradine interne del borgo, larghe non più di quattro metri, su cui si affacciano antichi edifici con muri di pietra a vista, portano sul fondo  del paese, alla piazza della Chiesa Parrocchiale dedicata ai SS.Martino e Lazzaro, ricostruita nel 1466 su disposizione del Cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini, Vescovo di Pavia, nelle vicinanze della chiesa originaria di Cecima, risalente al XII° Secolo, crollata a causa di una frana.

La chiesa, dichiarata monumento nazionale del 1913, è in stile tardogotico e ha una bellissima facciata in arenaria con decorazioni in cotto.

Nel portale ci sono numerose formelle con diversi personaggi fra cui una damina pettinata “alla francese”, un cavaliere e un putto che coglie grappoli d’uva, figure che richiamano la letteratura cavalleresca. La chiesa di Cecima sorge su uno spiazzo da cui si può ammirare uno stupendo panorama in cui lo sguardo può spaziare dalla sottostante Valle Staffora al Monte Penice e al Monte Boglelio.

Il borgo di pietra di Cecima è uno dei più caratteristici del nostro Oltrepò Pavese e sia per il suo impianto urbanistico che per le bellezze naturali che offre vale di certo una visita.

Da non dimentica nelle vicinanze il Planetario e Osservatorio di Cà del Monte e il Sito Archeologico di Guardamonte.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.