Il 19 Giugno 2021 è stato inaugurato l’ultimo tratto della Greenway, la pista ciclopedonale che unisce Voghera a Varzi e che segue il percorso della mitica ferrovia “Voghera-Varzi” chiusa, purtroppo, nel 1966 e ormai da tempo smantellata. Nel tratto ultimato da Salice Terme a Varzi, fra paesaggi verdeggianti con qualche tocco del viola della lavanda, la Greenway passa da Godiasco lambendone la parte più antica, il borgo storico che, racchiuso tra la Piazza della Fiera (che ogni giovedì ospita il mercato settimanale) e la Piazza del Mercato, conserva le vestigia di un passato che ha fatto della cittadina oltrepadana una delle roccaforti dei Marchesi Malaspina, indiscussi Signori, per secoli, della Valle Staffora.

Vale la pena fermarsi un poco, prendersi una pausa dalla passeggiata in bici o a piedi, e camminare tra le vie che attraversano il borgo antico, vie e raccolte piazzette che nel nome rimandano al medioevo quando le strade prendevano, appunto, il nome dagli artigiani e dai mestieri che lì si svolgevano.

Ed ecco allora Piazzetta del Conciatore, Via del Mulino, Via del Boscaiolo, Piazzetta dell’Aia etc…

Se guardate con attenzione potete vedere i resti dei torrioni di guardia incorporati nelle tre cerchia di mura che hanno circondato l’antico borgo fin dopo il XV° secolo.

Proprio in Via della Cerchia c’è una di queste torri a pianta semicircolare, ormai rimaneggiata, in pietra e ciottoli e decorata da una fascia di mattoni a vista che risale al XIII° secolo. Nel centro antico sorgeva anche un castello fatto probabilmente costruire dai Malaspina a difesa dei loro domini (di cui erano stati investiti nel 1164 dal diploma imperiale di Federico Barbarossa) e di quella Via del Sale sulla quale transitavano carovane di mercanti ricche di spezie, stoffe, sale e metalli preziosi. Quella Via del Sale che portava ricchezze ai Malaspina grazie ai congrui pedaggi che riscuotevano dal passaggio dei mercanti.

Il Palazzo Malaspina

Sui ruderi di quell’antico castello sempre i Marchesi Malaspina hanno fatto costruire, forse nel corso del ‘400, un palazzo marchionale che si affaccia sulla piccola Piazzetta dell’Aia. E’ il Palazzo Malaspina che presenta una facciata massiccia su cui spicca un pregevole portale d’ingresso in cui sono scolpite nell’arenaria due cariatidi che sostengono un architrave anch’esso in arenaria. Quest’ultimo è diviso in cinque formelle separate da figure umane allegoriche che illustrano una delle leggende a cui si fa risalire l’origine del cognome Malaspina.

Le formelle, purtroppo non in ottime condizioni, raccontano la storia di un certo Azzino che nel 526 uccise con una spina Teodoberto, re dei Franchi. Il re, andato a caccia da solo in un bosco si addormenta in grembo ad un fanciullo che lo sgozza con una spina. Le sue ultime parole furono: “Ahi, mala-spina”.

L’architrave porta anche scritta la data 1594 e una frase in latino ormai illeggibile. All’interno, nel cortile, una statua sempre in arenaria sormonta un pozzo. In questo storico palazzo, in una stanza all’ultimo piano, è stato rinchiuso per qualche tempo il Cardinale Giovanni dè Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro Papa Leone X°.

Cardinale in fuga!

E questa è una storia che vale la pena raccontare. E’ l’11 aprile 1512 e l’esercito della Lega Santa (fortemente voluta da Papa Giulio II°) si scontra a Ravenna con l’esercito francese chiamato in Italia dal duca di Milano Ludovico il Moro. Il Cardinale Giovanni dè Medici viene fatto prigioniero dai francesi che lo portano a Milano per poi trasferirlo in Francia come ostaggio. Al passaggio del fiume Po presso Pieve del Cairo, con l’aiuto di alcune persone fra cui Ottavia Isimbardi, feudatario del Cairo, e Gentile Beccaria, feudatario di Pieve, il Cardinale riesce a fuggire dai francesi. Isimbardi lo conduce a Godiasco e lo consegna al Marchese Bernabò Malaspina, suo parente, che lo rinchiude in una stanza di Palazzo Malaspina. La stanza ha una piccola apertura nel muro attraverso la quale viene fatto passare il cibo per il prigioniero. Bernabò ha molti dubbi sulla prigionia di un così importante personaggio e per questo motivo chiede consiglio a GianGiacomo Trivulzio, maresciallo di Francia. Nel frattempo Massimiliano Sforza, che è succeduto a Ludovico il Moro come Duca di Milano, venuto a sapere della fuga, intima a Bernabò di tenere prigioniero il cardinale fino a quando egli stesso non lo avesse prelevato. Tendenzialmente contro gli Sforza, Bernabò, fingendo un tradimento da parte dei suoi servitori, lascia fuggire il Cardinale che si cala a terra con una fune e scappa a Voghera da dove, con veloci cavalli, si reca il 17 Luglio 1512 a Piacenza, dove è finalmente al sicuro perchè la città è occupata dall’esercito pontificio. Massimiliano Sforza vuole vendicarsi del Marchese Malaspina che ha chiaramente favorito la fuga del cardinale. Bernabò per difendersi si rifugia nel castello di Cella di Varzi ma viene preso e portato a Voghera dove il 20 Settembre 1514 viene squartato vivo sulla pubblica piazza.

La vendetta di Massimiliano Sforza continuerà sui figli del povero Bernabò.

Il Museo di Arte Contemporanea

Sempre camminando nel borgo antico, all’interno di quella che era la terza cerchia di mura potete incontrare, in Piazza Cagnoni, la Vecchia Chiesa di San Siro che, risalente al medioevo, oggi ospita il Museo di Arte Contemporanea, del legno e della mineralogia. Inaugurato nel 2005 in esso sono esposte  50 tele di varie dimensioni e temi donate per volontà testamentaria dal pittore Giovanni Novaresio che, originario di Napoli, visse dal 1971 a Godiasco in un vecchio e polveroso mulino. Nel museo è conservata anche una raccolta di legni e pietre tipiche della Valle Staffora realizzata dal godiaschese Guido Percivati. Attorno all’altare sono, invece, esposte litografie donate dal Maestro Luciano Trevisan.

Per visitare il museo telefonare al n° 0383-941420

La vecchia Chiesa di San Siro

La vecchia chiesa di San Siro è collegata tramite un passaggio sospeso, costruito nel 1561, al nuovo Palazzo Malaspina, oggi Palazzo Pedemonti, edificato nel XVI° secolo da Cesare Malaspina. I Malaspina erano soliti usare questo passaggio per ascoltare la Santa Messa. La semplice facciata esterna del palazzo nasconde interni eleganti con un maestoso scalone che conduce al piano nobile e saloni affrescati. Sul retro si trova un giardino pensile che degrada verso lo Staffora. Anche questo palazzo ha ospitato un cardinale, il Cardinale Giulio Alberoni, noto come il Richelieu spagnolo, che fuggito dalla Spagna nel 1719 qui si è rifugiato prima di riuscire a raggiungere Piacenza. In questo palazzo è stato conservato per un certo periodo l’importante “Archivio Malaspina” che, oggi, attraverso un sito ad esso dedicato dal Comune di Godiasco, potrà essere consultato da studiosi e amanti di storia locale.

Ecco, è tutto racchiuso in questo dedalo di viuzze e piazzette il vecchio borgo di Godiasco ricco, però, di storia e storie che riportano ai Malaspina veri signori di queste terre attraversate dalla Via del Sale e, oggi, dalla, Greenway.

Non mancate di dedicargli almeno una passeggiata!

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.