Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.

Victor Hugo

Iniziamo le pubblicazioni del mese di Gennaio, parlandovi di una realtà musicale e didattica molto bella presente sul nostro territorio, esattamente nella città di Voghera.

Stiamo parlando de “La Musica è Gioia” di Francesca Raimondi, scuola di Violino con metodo Suzuki dal 2014.

Francesca Raimondi insegna violino ai bambini, dai due anni in su, anche con disabilità.

L’abbiamo conosciuta in occasione del Concerto di Natale 2019 a Lungavilla e le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio la sua realtà.

Ciao Francesca, parlaci di “La musica è gioia” una bella realtà nel cuore della città di Voghera. Come è nata? Quali sono i suoi propositi?

La Musica è Gioia è nata come realtà ufficiale nel 2014 quando ho aperto il mio studio a Voghera. In realtà insegnavo musica e violino già da molti anni. Stabilmente da 10 anni (dal 2009, quando insegnavo a Milano) mentre i primi allievi li ho avuti tra il 1998-2004. Mentre stavo per diplomarmi presso il Conservatorio di Parma, nel 2009, il mio vicino di casa mi ha proposto di insegnare violino a sua figlia, che all’epoca aveva due anni e mezzo. Nonostante avessi già avuto alcuni allievi piccoli, non me la sentivo di insegnare in quanto in conservatorio ti insegnano a suonare e non ad insegnare. Nonostante ciò, accettai comunque ed iniziai ad insegnare alla bambina, scoprendo che mi piaceva moltissimo insegnare anche ai bambini molto piccoli. Già in passato, nel 1998, seguii un’allieva di pianoforte riuscendo a farla partecipare a dei concorsi.

All’epoca non avevo un vero e proprio metodo di insegnamento ma avevo compreso che, insegnare musica attraverso il gioco, era un ottima tecnica. Contemporaneamente, lavoravo come volontaria al Piccolo Cottolengo a Tortona, dove una suora mi ha propose di insegnare tastiera ad una ragazza che aveva una patologia neuro-muscolare. Accettai e riuscii, in pochi mesi, ad insegnarle a suonare la tastiera e tenere anche un piccolo concerto.

La Musica è Gioia è quindi nata così: da varie esperienze di vita e di lavoro che si sono unite all’insegnamento della musica, inizialmente con la propedeutica della tastiera e successivamente con il violino, confluendo, infine,  in questo progetto che consiste nell’offrire a tutti i bambini, indipendentemente dalle loro caratteristiche personali e difficoltà ed età, la possibilità di crescere attraverso la musica. Fare un’esperienza di crescita ed arricchimento personale grazie allo strumento musicale. Il violino diventa quindi uno strumento per imparare concentrazione, disciplina, capacità di ascolto, relazione con gli altri e moltissimo altro.

Visitando sia la tua pagina Facebook che il tuo blog, si intuisce la tua esperienza nel campo psicologico e didattico. Essendo laureata in Psicologia e diplomata presso il Conservatorio di Parma, come utilizzi e coniughi le conoscenze da entrambi questi campi?

Insieme alle prime esperienze di insegnamento e anni di lavoro come educatrice ed insegnante di bambini con disabilità, mi sono laureata in Psicologia dello Sviluppo, diplomata in violino presso il Conservatorio di Parma e specializzata in “Children’s Music Laboratory” ( creato dalla docente torinese Elena Enrico (pianista) che si era ispirata al metodo Suzuki, propedeutica strumentale che consiste nell’insegnare uno strumento ai bambini molto piccoli, attraverso il gioco e con il coinvolgimento del genitore, senza lettura delle note ma con l’imitazione). Successivamente ho conseguito un master in Didattica degli Strumenti ad Arco presso la University of Chichester, in Inghilterra, sono anche Tecnico del Comportamento (questa branca della psicologia che studia il comportamento umano a 360 gradi dalle quali discendono delle tecniche per modificare in positivo il comportamento di chiunque. Si riferisce anche all’apprendimento). Utilizzo questa scienza e il mio bagaglio di competenze per insegnare violino, è una tecnica utilizzata molto nelle scuole in America.

Come coniughi tutto questo?

Quando arriva un bambino nuovo io lo conosco e cerco di capire come applicare tutto il bagaglio tecnico e didattico che ho a disposizione per insegnare a lui a suonare. Ho 46 allievi e ognuno ha un programma diverso totalmente dedicato.

Agli albori della mia carriera non avevo un vero e proprio approccio ma sperimentando, con successo, e basandomi sulle mie esperienze e conoscenze, sono riuscita ad affinare ciò che sarebbe diventato il mio attuale metodo di insegnamento che uso tutt’oggi.

Quali sono, quindi, le caratteristiche principali del tuo progetto?

Una cosa molto importante che ci tengo a precisare è che la mia didattica musicale, non centra nulla con la Musicoterapia. La musica non guarisce ma io insegno a suonare a tutti, perchè tutti ne hanno le capacità. La musica, suonare uno strumento, è fondamentale per la crescita dei bambini, li rende felici, migliora le loro abilità e le relazioni con il prossimo.

Un’altra cosa importante della mia scuola è l’orchestra. I bambini fanno un’ora di lezione individuale a settimana e un’ora di orchestra tre volte al mese. Il gruppo di violini dei miei allievi (che sono circa 30-35 dai tre ai tredici anni) suonano tutti insieme, grandi, piccoli, con o senza disabilità.

Quindi, la pratica musicale si esplica poi nell’orchestra, avere un “luogo sicuro” dove imparare la relazione e collaborazione con gli altri.

Con l’orchestra andiamo in giro a fare concerti, concorsi e abbiamo in programma di incidere un CD a fine Gennaio, inizio Febbraio.

Parlaci del metodo Suzuki: qual’è la sua caratteristica principale e per quale ragione lo trovi adatto per insegnare ai bambini a suonare il violino? Tra i tuoi allievi ci sono bambini di varie età e alcuni con disabilità, più o meno gravi. Come ad esempio l’autismo.

Il Metodo Suzuki è ciò mi rende possibile avere un’alta percentuale di successo di apprendimento con i bambini.

Shinichi Suzuki era un violinista giapponese nato alla fine del 1899 che negli anni 40 ha scoperto che tutti i bambini giapponesi imparavano il giapponese e decise di applicare questo “dato di fatto” anche all’insegnamento del violino. Come il bambino impara a parlare una lingua complessa come il giapponese, per immersione nel mondo in cui vive e per imitazione, così il bambino può imparare a suonare il violino. Se noi diamo al bambino l’immersione in un ambiente musicale, facendogli ascoltare tante volte i brani ripetuti all’infinito, insegnando questi brani anche ai famigliari (nella lezione Susuki non c’è solo l’insegnante ma anche la mamma e il papà, un contesto famigliare che permette al bambino di stare immerso in un ambiente famigliare musicale), il bambino impara a suonare anche con notevoli risultati. Nel Metodo Suzuki si lavora in sinergia con il genitore, in modo che il bambino impari anche a casa. Il bambino impara il violino, non attraverso la lettura delle note e solfeggi, ma attraverso il linguaggio di imitazione ed esercizio quotidiano e, molto importante, tramite il gioco. E’ un metodo ludico che stimola la motivazione e la creatività del bambino. E’ un metodo positivo dove non esistono la punizione e la negatività. Stimola la gratificazione.

Applico il Metodo Suzuki  anche ad allievi disabili e vedo che chiunque può imparare il violino anche a livelli alti. In Italia credo di essere l’unica con questo tipo di specializzazione, ottenendo ottimi risultati. Ci vuole molta competenza specifica. Troppo spesso a scuola si sente dire “questo bambino non è in grado di imparare” non è vero, tutti sono in grado di imparare se si trova la strategia giusta. Ci vogliono competenza e preparazione.

Quindi, quali sono le differenze principali tra il Metodo Suzuki, da te applicato, e l’insegnamento tradizionale?

Le differenze tra il Metodo Tradizionale nell’insegnamento della musica, impiegato nella maggior parte delle scuole di musica, ed il Metodo Suzuki, sono chiarissime: il Metodo Tradizionale insegna lo strumento quando il bambino è in grado di leggere, quindi tra i 7-8 anni, il Metodo Suzuki, invece, inizia ad insegnare violino anche da piccolissimi.

Il primo è basato su lettura e solfeggio con imparare le note. Si inizia dalla lettura. Mentre nel Metodo Suzuki  si inizia con l’imitazione, direttamente senza leggere. La lettura c’è ma in un secondo momento , quando il bambino conosce già un repertorio di brani a memoria. Talvolta anche una trentina di pezzi. L’altra differenza è l’approccio. Il Metodo Tradizionale si basa sulla punizione, il Metodo Suzuki si basa sul rinforzo positivo. La punizione non viene mai usata.

Con punizione si intende anche dare un voto basso, sottolineare gli sbagli, sgridare, dire no.

Nelle lezioni tradizionali non c’è la presenza del genitore, perché si pensa che il genitore distragga. Nel Metodo Suzuki, al contrario, il genitore è partecipe alle lezioni e anche lui impara i rudimenti del violino. Faccio tanto lavoro nella relazione bambino-genitore e genitore in sé essendo psicologa. Un’altra cosa nel Metodo Tradizionale non è previsto suonare in gruppo, magari solo occasionalmente. Mentre nel Metodo Suzuki è il contrario. L’ultimo aspetto è quello del talento, nel Metodo Tradizionale si seleziona chi ha talento con test di ingresso selezionando i bambini. Il Metodo Suzuki seleziona la famiglia e tutti possono imparare. Il talento lo hanno tutti.

Per concludere: il concerto di Natale presso l’Auditorium “La Casa del Giovane” a Lungavilla, dello scorso dicembre, ti ha vista collaborare con la pianista torinese Lili Julia Chiang. In futuro prevedi ulteriori collaborazioni e, se possiamo chiedertelo, altri concerti sempre nel nostro Oltrepò Pavese?

Ogni anno cambio pianista non sono vere e proprie collaborazioni. E’ piuttosto casuale. Lili Julia Chiang viene dalla Scuola Suzuki di Torino e l’ho conosciuta tramite una collega. Veramente bravissima e spero di poter fare ancora concerti insieme a lei.

Una cosa molto bella che faccio con i miei allievi è di portarli a lezione da tanti altri insegnanti Suzuki. Siamo stati in Spagna, a Berlino, in Belgio, a Londra, a Desenzano sul Garda, ad un convegno in cui vengono invitati ad insegnare alcuni dei migliori insegnanti Suzuki di Europa e da tutto il mondo. Ciò è molto importante per gli allievi perchè, in questo modo, si abituano a fare lezione con altri insegnanti, e questo aiuta anche me, perchè posso ricavarne spunti e suggerimenti. E’ inoltre utilissimo perchè permette ai bambini di conoscere altri bambini, anche stranieri. Stimola l’amicizia. Durante queste esperienze, i bambini fanno 4-5 ore di lezione al giorno con concerto finale. 

Tutti gli anni porto i miei allievi ad un concorso sul Lago Maggiore, circa 25 allievi anche piccoli. Due mie allieve faranno un concerto solistico (7 e 8 anni) in Oltrepò Pavese a Lungavilla o Torrazza Coste nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda l’orchestra, credo che faremo un concerto in primavera inoltrata in Oltrepò Pavese

Ringraziamo Francesca Raimondi per la disponibilità all’intervista e per le foto inviateci.

Disclaimer

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.