Quasi nascosto alla vista del viaggiatore un pò distratto che percorre in auto la strada che conduce a Varzi, Bagnaria è un piccolo borgo medievale che conserva quasi intatto il suo fascino ricco di storia. Il borgo di Bagnaria può essere considerato il più interessante esempio di architettura e urbanistica medievale ancora presente in Oltrepò Pavese. Arroccato su uno sperone roccioso in posizione strategica sulla riva destra del torrente Staffora, il borgo ha avuto una posizione rilevante a difesa degli scambi commerciali tra Genova e la pianura Padana attraverso la Via del Sale.

L’intera configurazione del borgo con la cinta muraria, di cui oggi si conserva quasi per intero il tratto orientale, la porta di accesso posta in basso, i resti del castello del X° secolo (crollato a causa del terremoto del 1828) nella parte superiore accanto alla Chiesa tardo romanica di San Bartolomeo, le vie diritte e parallele e le case di pietra grigia poste in modo da fare la massima economia di spazio, ha fatto pensare agli storici, come Mons. Clelio Goggi, ad un borgo costruito “di botto” con un piano prestabilito da un ingegnere militare del tempo per una popolazione pronta ad abitarlo, popolazione proveniente da un altro luogo.

Nel suo libro “Bagnaria. Storia, uomini e fatti“, Rolando Sapelli scrive che  “…il nucleo originario non si trovava nella posizione attuale in cui sorge il paese bensì sulla sommità del vicino colle “Monte Vallassa” dove oggi sorge la località di Guardamonte...”.

In questa località, come hanno dimostrato gli scavi archeologici effettuati, esisteva un castelliere, cioè un piccolo insediamento preistorico posto sull’altura e difeso da cinta fortificate, abitato dal Neolitico sino al tardo impero. Col mutare del tempo, delle abitudini e con la necessità di non vivere più solo di caccia ma anche di agricoltura, la popolazione che viveva nel castelliere di Guardamonte abbandonò l’insediamento per spostarsi più a fondo valle, molto probabilmente nella zona dove oggi si trova la frazione torretta. Il luogo era però poco ospitale perchè il greto del torrente Staffora, che doveva essere allora molto più ampio, ne faceva una zona acquitrinosa e malsana. Per questo motivo la popolazione deve essersi spostata nell’attuale borgo di Bagnaria, il cui nome pare proprio derivare da “bagnara”, cioè luogo acquitrinoso.

Quando il borgo sia stato costruito non si sa con certezza ma, moltro probabilmente nella seconda metà dell’anno 1000. Il borgo ha vissuto indirettamente dalla sua “nascita” le complesse vicende storiche di Tortona e della famiglie nobili del tempo.

La prima citazione certa di Bagnaria in un documento risale all’anno 1155 ed è relativa  alla guerra tra Tortona e Federico I° Barbarossa, quando gli abitanti di Bagnaria si unirono a Opizzone Malaspina e aiutarono i tortonesi assediati dal Barbarossa. L’impresa non fu fortunata e il Barbarossa, per ritorsione, tentò di togliere il borgo di Bagnaria dalla giurisdizione feudale di Oberto, Vescovo di Tortona. Oberto, però, si rivolse a Papa Adriano IV° che nel 1157 gli riconfermò il possesso di Bagnaria. Il borgo doveva avere una certa importanza se in una sentenza del 1165, riguardante una lite per confini con Cecima, viene definito “corte”.

Bagnaria in seguito passò sotto la giurisdizione del Comune di Tortona che nel 1197 diede il feudo ad un ramo della famiglia Malaspina che per la loro residenza nel borgo presero il nome di “Signori di Bagnaria”. Benchè dipendenti da Tortona i Signori di Bagnaria godettero di una certa libertà. Nel 1290 il legame tra Bagnaria e Tortona continuava ad essere molto saldo tanto che Tortona concesse agli abitanti del borgo il diritto alla cittadinanza tortonese e, nello stesso tempo, si impegnò a difendere il castello e il borgo stesso.

Quando i visconti, i duchi di Milano, si impadronirono del vogherese e del tortonese, anche Bagnaria passò alle loro dipendenze e venne da loro data in feudo, nel 1408, ai Busseti, signori di Montebore, Montemarzino e Avolasca (nel tortonese). Il feudo venne riconfermato, nel 1467, a Giacomo e Bartolomeo Busseti da Galeazzo Maria Sforza. Nel 1485 Giovanni Galeazzo Sforza concesse il feudo di Bagnaria a Carlo Fieschi, appartenente ad una delle maggiori famiglie genovesi, col titolo di “Signore”. Nel 1547 Gianluigi Fieschi congiurò (la famosa congiura dei Fieschi) per combattere a Genova lo strapotere di Andrea Doria, grande ammiraglio dell’imperatore di Spagna Carlo V°.

La congiura fallì e l’imperatore, per punizione, espropriò i Fieschi di tutti i loro beni e nel 1548 concesse Bagnaria in feudo al fedele Andrea Doria alla cui famiglia rimase fino all’estinzione del feudalesimo (1792).

Durante questi lunghi secoli Bagnaria è stata sempre un luogo di passaggio per le lunghe carovane di mulattieri che dalla Liguria, attraverso l’Appennino, giungevano in Oltrepò e a Piacenza cariche di merci. Però, pur trovandosi su una delle più importanti “vie del sale” Bagnaria, racchiusa tra spesse mura, arroccata sullo sperone roccioso e decentrata rispetto alla strada che passava nel fondovalle, ha sempre avuto prevalentemente funzioni strategiche dal punto di vista militare e non commerciali come la vicina Varzi.

Oggi, invece, Bagnaria riveste un’importanza primaria nella produzione di frutta ed è entrata a far parte del circuito dell’Associazione Nazionale delle Città delle ciliegie. A Giugno si tiene la “Sagra delle Ciliegie” durante la quale i produttori presentano ai visitatori una produzione ricercata che va dal tradizionale “durone” a specialità meno conosciute. Durante la sagra è possibile degustare l’ottimo risotto alle ciliegie accompagnato da vini locali e assistere al conferimento della “Ciliegia d’Oro”, onorificenza assegnata ogni anno a personalità che si sono distinte nello sviluppo del settore produttivo delle ciliegie.

Durante la Sagra il borgo pare riprendere vita, ravvivato anche dalla presenza delle numerose bancarelle con prodotti tipici.

Quale occasione migliore di questa per il viaggiatore distratto che percorre la strada della Valle Staffore per visitare Bagnaria? Salendo al borgo costeggerà il tratto orientale delle antiche mura in blocchi di pietra squadrata e ciotoli legati con malta, mura che presentano, a intervalli regolari, delle aperture che pare servissero per gettare il fieno che cadeva nelle stalle sottostanti. Entrerà nel borgo passato dall’antica porta d’ingresso, attraverso la quale arriverà alla Chiesa di San Bartolomeo, risalente all’XI°-XII° secolo, in stile tardo romanico. Accanto alla chiesa potrà vedere i ruderi del Castello databile al X° secolo e crollato a causa di due terremoti di cui, l’ultimo del 1828 e di cui è ancora visibile il torrione seppur invaso dalla vegetazione rampicante. Nell’abitato potrà vedere anche il Palazzo Malaspina con un portale d’ingresso datato al XVI° secolo e recante lo stemma della casata.

Fotografie articolo e copertina :

Fonti:

Rolando Sapelli “Bagnaria. Storia uomini e fatti” ed. Guardamagna

C. Morari, D. Botto “Voghera e l’Oltrepò Pavese” Edibooks Mi.

Sito del comune di Bagnaria

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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