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Domenica 16 Ottobre, in occasione delle Giornate FAI d’autunno, il Castello di Montecalvo Versiggia apre le sue porte agli iscritti per una visita agli interni e un Brindisi al tramonto con i vini del territorio.

Montecalvo Versiggia è, nell’alto della Valle Versa, un borgo di certo particolare costituito da case sparse, di numerose e piccole frazioni disseminate sui crinali, sulle balze e nelle piccole valli attraversate dal Torrente Versiggia il cui nome è stato aggiunto nel 1863 al paese per distinguerlo dai tanti “Montecalvo” già esistenti.

Case sparse e frazioni che sono immerse in un “mare” verdeggiante di vigneti che fanno di Montecalvo Versiggia il “re” del Pinot, che sia bianco, grigio o nero.

Paesaggio di Montecalvo Versiggia, 2019. Fotografia di NarrandOltrepò, Roberta Tavernati.

La storia di Montecalvo Versiggia è di certo molto antica ed è stata per secoli strettamente legata a quella del suo castello che, seppure molto rimaneggiato, domina tuttora la Val Versa dall’alto di un colle.

Costruito forse nel XII secolo sulla sommità di una collina a 360 m s.l.m. Esso doveva di certo far parte del sistema difensivo della Val Versa insieme alla superstite torre di Soriasco, a Golferenzo e alla Rocca di Montalino in quel di Stradella.

Infatti Montecalvo fu tra le località, probabilmente corrispondenti, alle signorie locali dotate di un castello, che l’imperatore Federico Barbarossa concesse con il ben noto diploma del 1164 alla città di Pavia. E fu nell’ambito dell’aspra lotta fra l’imperatore Federico I°, alleato con i pavesi contro i milanesi e i piacentini, che negli anni 1214-1216 il castello di Montecalvo subì un saccheggio e una conseguente rovina da cui si salvò grazie acquisto, nel 1287, da parte di Uberto Beccaria, esponente della nobile famiglia pavese.

I Beccaria assunsero anche la signoria del feudo di Montecalvo che comprendeva anche Golferenzo, Volpara e Rocca Dè Giorgi. Per secoli i Beccaria abitarono il castello dai rossi mattoni apportandovi aggiunte. Nel 1580 il conte Annibale fece costruire un oratorio, oggi non più esistente, dedicato a San Rocco, come testimonia una lapide esistente, dedicato a San Rocco, come testimonia una lapide che era incastrata in un muro del castello, lapide che passerà poi nell’abitazione di Corbetta del letterato Carlo Dossi. Nel 1596 il conte Federico fece costruire un pozzo nel giardino del castello come testimonia una lapide in latino murata sulle pareti del pozzo stesso.

E i signori di Montecalvo i Beccaria rimasero fino al 1629 quando alla morte senza eredi del conte Claudio Beccaria, il feudo passò ai Belcredi.

Il castello passò invece per via ereditaria a Giuseppe Pietragrassa Berio Beccaria e ai suoi discendenti che fecero del castello la loro dimora di campagna in cui soggiornare soprattutto durante la vendemmia.

Nei primi anni dell’800 il castello di Montecalvo fu acquistato dai Pisani Dossi. E fu Luigia, moglie di Carlo Pisani, che nel 1823 fece restaurare l’antico pozzo costruito dal BEccaria dotandolo, come testimonia una lapide murata anch’essa nel pozzo, di acque abbondanti tramite pluviali.

Ai Pisani Dossi è legata una curiosa leggenda riportata dal letterato ed esponente della “Scapigliatura” milanese Carlo Dossi nelle sue “Note Azzurre”, una sorta di quaderno di appunti di vario genere, che narra di un particolare tesoro nascosto nel castello: “… i miei vecchi avevano non solo la debolezza di bere molte bottiglie di vino, ma di riporre rilevanti quantità in nascondigli. A Montecalvo dura tuttora la tradizione che Donna Luigia, moglie del nonno, abbia fatto murare nei sotterranei del castello 10.000 bottiglie di moscato bianco…”.

Dai Pisani Dossi il castello passò ai Marchesi Brignole Sale di Genova che, purtroppo, lo lasciarono andare in abbandono essendo raramente abitato e, ben presto, nel 1879, lo vendettero per 22.000 lire ai cugini Carlo e Luigi Fiori.

Questi ultimi, vignaioli, tornarono ad abitare nel castello che, a parte la breve parentesi degli anni della Seconda Guerra Mondiale quando, dal 1943 al 1945, fu sede di un comando partigiano, con essi riacquistò parte dell’aspetto perduto.

Gli attuali proprietari del castello di Montecalvo Versiggia sono gli eredi Fiori e Sacchi. E così il castello rivela ancora qua e là tracce del suo passato, una torricina pensile semicilindrica, una decorazione a denti di sera di foggia trecentesca sulla facciata di ponente, finestre ogivali in cotto e conci di arenaria e pietra locale alternati ai rossi mattoni.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.