Ogni filo d’erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà.
(Fabrizio Caramagna)

C’è un luogo dove la natura ha un regno tutto suo, dove le persone possono apprezzare e comprendere la bellezza di fauna e flora ed imparare a rispettarle. Questo luogo è l’Oasi di Sant’Alessio, un parco faunistico a pochi Km di distanza da Pavia (San’Alessio con Vialone, circa 8,6 Km) e dall’Oltrepò Pavese, un santuario di specie animali che con amore e passione sono state “accolte” nei terreni del Castello di Sant’alessio che i feudatari, i nobili Beccaria, usavano come casa di caccia per la vicinanza al Parco Visconteo a cui l’Oasi stessa è ispirata.

Il Parco Visconteo, voluto da Galeazzo II Visconti, nel 1365, si estendeva dal Castello di Pavia alla Certosa ed era circondato da alte e possenti mura. Costituiva un territorio di caccia per i visconti ma anche un luogo di delizie per la corte. NEi boschetti di ontani e castagni vivevano liberi daini, cervi, caprioli e lepri. C’erano delle peschiere e delle colombare. Nel Parco Visconteo vivevano anche animali rari ed esotici come leopardi, orsi e babbuini e c’era una falconeria con falchi pellegrini destinati alla caccia.

Le origini dell’Oasi

L’Oasi di Sant’Alessio vede la sua origine nel 1973, quando Antonia e Harry Salamon assumono la proprietà del Castello di Sant’Alessio (di cui vi parleremo più avanti) e dei terreni annessi. Terreni che erano sfruttati per agricoltura, precisamente erba medica, e che erano attraversati da un piccolo ruscello. Antonia e Harry Salamon, imprenditore, decisero di realizzare un loro sogno quello della conservazione faunistica, creare un’area protetta dove proteggere alcune specie e realizzare progetti di ripopolamento e reinserimento in natura.

La famiglia Salamon si concentrò, da subito, su tre specie principali basandosi sulle situazioni di ognuna:

il Falco Pellegrino (Falco Peregrinus), che dagli anni ’50 cominciò a scomparire lentamente dall’Europa Centrale e Settentrionale e anche dal Nord America, il Cavaliere d’Italia (Himantopus Himatopus) un uccello acquatico originario della zona mediterranea, Europa Centrale e presente anche in alcune zone dell’Africa e dell’Asia e la Cicogna Bianca (Ciconia Europea), uccello presente in Italia fin dall’antichità la cui presenza era narrata dagli antichi come Dante Alighieri, Plinio Il Vecchio, Virgilio…), la Cicogna però scomparve nelle zone Italiane dal XVII Secolo, sopratutto a causa dei bracconieri che catturavano gli esemplari di passaggio durante la migrazione per imbalsamarli ed esporli come trofei.

Un grande lavoro, quello della Famiglia Salamon, la quale creò la prima struttura in Italia dedicata ai Falchi Pellegrini, ispirata dagli studi di Tom Cade della Cornell University di Ithaca, New York con l’ottimo risultato di aver liberato alcuni esemplari in collaborazione con la ONLUS LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), e la prima colonia di Cavaliere d’Italia con esemplari trasferiti dalla Tunisia.

Un lavoro importantissimo anche per quanto riguarda le Cicogne, dal 1977 vennero, nel corso degli anni, reintrodotti in natura circa 700 esemplari, ripristinando la presenza dell’animale nel Nord Italia.

Chi arriva all’Oasi di Sant’Alessio potrà osservare con stupore le Cicogne sul campanile della Chiesa, di fronte all’entrata nel parco, un vero miracolo perchè questi esemplari si trovano bene sul territorio e non migrano, rimanendo stanziali e nidificando in Pianura Padana.

Il Parco

Il parco dell’Oasi di Sant’Alessio è suddiviso in percorsi: il Percorso Europeo che ricostruisce fedelmente l’habitat dell’Europa Meridionale, con un clima umido e la presenza di felci, stagni. Sono presenti i gli Aironi che hanno dato origine, nel corso degli anni, alla “Garzaia” più grande mai creata dove gli esemplari nidificano ogni anno, la prima nidificazione è avvenuta nel 1992 con 130 nidi ed oggi supera i 300. Sono presenti le Cicogne, la Spatola, il Mignattaio. Discreti sentieri, costruiti apposta, si inoltrano in questo Habitat permettendo ai visitatori e ai fotografi di assistere a momenti di vita degli animali, con rispetto, silenzio e discrezione. C’è il Percorso Tropicale dedicato agli anfibi, ai rettili, pesci e agli insetti. In questo percorso si alternano terrari dove vivono Boa e Anaconde, voliere di uccelli tropicali e serre dove la flora tropicale crea nascondigli per insetti e animali come i Tamandua, le Tartarughe, i Bradipi, i Fenicotteri Rosa e lo splendido Ocelot (Leopardus Pardalis) conosciuto anche con il nome di “Gattopardo” ed originario dell’ Centro America e Sud America.  Il Percorso dedicato alle Farfalle e ai Colibrì è un piccolo grande santuario di Farfalle dai mille colori. Vengono importate dall’Australia e dall’Africa alcune crisalidi che si schiudono all’interno di questa sezione del parco, l’unico luogo dove è possibile assistere al ciclo completo delle farfalle, da Maggio fino a fine estate.Vengono inoltre coltivate piante tropicali per creare l’habitat perfetto per questi splendidi esemplari. C’è la Farfalla Monarca (Danaus Plexippus) originaria dell’America, c’è la Farfalla Australiana (Ornithoptera Priamusa)la più bella e colorata al mondo. E poi c’è il Colibrì, non è facile vederlo, che svolazza di fiore in fiore.

Lo sapevate che in Oltrepò Pavese sono censite ben 122 specie di farfalle e che rappresentano più del 40% di quelle presenti in Italia? E che in Europa ci sono 33 specie di farfalle a rischio di estinzione, 23 delle quali in Italia? Inoltre, in Oltrepò Pavese, è stato creato il “Giardino delle Farfalle” a nel Parco del Castello di Verde, a Valverde, abbiamo scritto un articolo e lo trovate CLICCANDO QUI. Nell’Autunno 2019 l’Oltrepò Pavese ha ricevuto il riconoscimento di “Rete Natura 2000” per due siti di importanza naturalistica ed ambientale: il sito “Sassi Neri – Pietra Corva” e il sito “Le Torraie – Monte Lesima”, oltre a quello già riconosciuto dal 2004, la Riserva del Monte Alpe. In questi siti sono presenti numerose specie di farfalle, trovate l’articolo dedicato CLICCANDO QUI. Ultima curiosità: a Montalto Pavese, al Belvedere sulla Costa del Vento, c’è il “Sentiero delle Farfalle” .

Ogni percorso è davvero magico e chi vi si addentra, da visitatore o da fotografo deve, innanzitutto, rispettare gli animali e le piante presenti. Il parco non è uno zoo, dettaglio che precisa il fondatore Harry Salamon, e che spiega il motivo per il quale il parco non è aperto alla sera. Il parco è un luogo dove moltissimi animali tornano, di notte, per riposare e nificare. Lo considerano un rifugio, un luogo sicuro, nonostante sia stato creato dall’uomo. Molti animali come il Picchio Rosso, lo Sparviero, gli Ibis necessitatno ci tranquillità. Il visitatore è ospite ed in quanto ospite deve rispettare le regole del padrone di casa: gli animali.

La Falconeria

Ripercorrendo le origini passate del Parco Visconteo, territorio dedicato alla caccia dove i visconti erano affiancati dai Falchi ammaestrati per la predazione delle prede e non solamente per dimostrazioni, all’interno dell’Oasi di Sant’Alessio è presente la sezione dedicata alla Falconeria. I fondatori, Antonia ed Harry Salamon, con alle spalle già esperienze in questo campo, decisero durante la creazione dell’Oasi di dedicare uno spazio ai grandi rapaci.

L’Ocelot

Chi visita il parco può assistere a dimostrazioni di Falconeria, dove gli addetti si allenano insieme ai rapaci  in tecniche di “recupero”. Tecniche necessarie per la riabilitazione di animali feriti o esemplari nati in cattività. I visitatori possono quindi osservare e comprendere le differenti modalità di volo e predazione di ogni rapace, ad esempio il falco, l’acquila, il gufo.

Il Castello di Sant’Alessio

Castello di Sant’Alessio, cortile interno

Il Castello di Sant’Alessio, attorno al quale si sviluppa l’Oasi, è uno dei castelli meglio conservati della Provincia di Pavia.

Era in origine un sito difensivo appartenente dal XII° Secolo alla nobile famiglia pavese dei Canepanova a cui lo tolse nel 1413, ottenendone il feudo, Franceschino Beccaria, esponente di una delle più importanti famiglie nobili del tempo e, in particolare, del potente ramo dei Beccaria di Santa Giuletta feudatario anche di Montebello.

Nel 1481 il figlio di Franceschino, Girolamo, fece trasformare l’antica fortezza nel castello residenziale che vediamo oggi. E il castello di Sant’Alessio è una costruzione particolare perchè rientra nel tipo del castello definito “a simmetria zenitale”, cioè costituito da un’alta e possente torre centrale (un tempo totalmente priva di aperture, finestre o porte, nel piano terreno) posta all’interno di un cortile delimitato da un edificio composto da quattro corpi di fabbrica circondati da un fossato attraversato oggi da un ponticello e una volta da un ponte levatoio. I Beccaria lo usavano probabilmente come casa di caccia per la vicinanza al Parco Visconteo.

La Battaglia di Pavia, combattuta proprio nel Parco Visconteo nel 1525, danneggiò anche il castello di Sant’Alessio che perse la porta fortificata antistante l’attuale chiesa del paese. Negli anni successivi l’edificio venne restaurato con una particolare cura per gli interni che vennero pregevolmente affrescati, tanto che divenne il centro dell’attività diplomatica e culturale di Alfonso Beccaria. Gli anni passarono e, a causa dell’estinzione del Casato Beccaria nel 1629, il castello non fu più infeudato ed entrò a far parte della Campagna Sottana di Pavia. Dal momento che Sant’Alessio si trovava sul percorso dei pellegrini diretti in Terrasanta, il castello fu trasformato in un ospizio. Nel corso degli anni successivi, come spesso è accaduto anche per altri castelli pavesi e dell’Oltrepò Pavese, il castello fu degradato a stalla, granaio e, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformato in prigione dai tedeschi.

Poi sul Castello di Sant’Alessio scese la buia notte dell’abbandono fino al 1973 quando gli inglesi Antonia e Harry Salamon lo acquistarono insieme al poco terreno che lo circondava.

Ed è così che è nata la meravigliosa storia dell’Oasi di Sant’Alessio.

Oasi di Sant’Alessio: info e contatti

Sito Web: https://www.oasisantalessio.it/

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Apertura e orari:

IL PARCO E’ APERTO:

Dal lunedì al venerdì ore 10:00 – 17:00 e chiusura un’ora dopo. Sabato e domenica 10:00 – 18:00

Disclaimer

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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