Mondondone, piccolo borgo antico

Arroccato sulla cima di un colle boscoso, a pochi chilometri da Codevilla, sorge la piccola frazione di Mondondone.

Fra Boschi e vigneti da lassù lo sguardo spazia sulla pianura sottostante e nelle giornate limpide e terse fino al Po e oltre.

Oggi poco fa pensare che in passato questo piccolo pezzo di Oltrepò Pavese abbia avuto una storia importante. Noto fin dal X° Secolo, Mondondone e il suo castello (oggi una rovina irriconoscibile) erano compresi nella contea di Tortona e appartenevano in gran parte al Monastero del Senatore di Pavia.

In seguito il feudo passò ai Beccaria del ramo di Pieve del Cairo e poi ai conti Rovida di Pavia a cui restò fino alla fine del Feudalesimo.

In tutto questo periodo Mondondone era sede comunale. Solo nel 1814 la sede del Comune fu spostata a Codevilla e Mondondone ne divenne una frazione.

La Rocchetta di Stefano Banfi

Proprio nella frazione di Mondondone sorge, sulle pendici di una collina dalla quale si gode di una spettacolare vista su tutta la pianura, l’Azienda Agricola “La Rocchetta di Mondondone” di Stefano Banfi. Ed è proprio qui che siamo andati, per conoscere e raccontarvi questa realtà, in un pomeriggio di fine febbraio, quando il sole colorava di sfumature d’oro e d’arancio il paesaggio e la cascina.

Stefano Banfi, insieme al suo simpatico Border Collie Pinot, ci accoglie con entusiasmo ed inizia, da subito, a raccontarci come è nata la sua azienda che è, a tutti gli effetti, la sospirata realizzazione di un sogno nel cassetto. L’abbandono di un lavoro sicuro, comodo, nella caotica Milano per tuffarsi in un’avventura piena di incognite, in mezzo alla natura, sulle colline dell’Oltrepò Pavese.

Il sogno si è realizzato con l’acquisto dell’antico casale e delle antiche e resilienti vigne annesse: 4 Ettari di vigneto coltivati a circa 300 mt di altitudine, con vitigni di Cortese, Moscato, Croatina, Riesling, Pinot Nero e Barbera. Nel 2013, ci racconta Stefano, ha ristrutturato la vecchia stalla e fienile per dare origine ad una cantina funzionale che rispecchiasse lo stile dei quella più vecchia, dove i mattoni a vista e le pietre accolgono “La Bottaia” e dove le botti di Rovere fanno affinare vini importanti come il Croaticum, il Suavis Noir, l’Indomitus.

Il 2013 è l’anno zero della mia azienda. E’ l’anno della mia prima vendemmia da cui sono nati i miei primi vini nei quali c’è parte di me, le mie idee e la mia filosofia.

Un sogno realizzato con il rispetto per la natura

Stefano Banfi ci accompagna a visitare la sua azienda, ettari di vigneti antichi coltivati senza l’impegno di sostanze chimiche. L’azienda è in conversione a regime biologico dal 2018, un’attesa lunga ma dalla quale ne consegue la soddisfazione di produrre un vino riconosciuto con maggior valore nell’ambiente vitivinicolo.

Nel sognare la mia azienda vitivinicola me la immaginavo “biologica” ma ora mi rendo conto che è molto di più. Perché, con la parola “biologico” si intendono anche tutte quelle pratiche attivate dal buonsenso e dal rispetto per la salute umana ed ambientale, che non sono scritte nel disciplinare del biologico.  Nei miei vigneti non utilizzo nessuna sostanza chimica, il mio è un percorso che si arricchisce ogni giorno con la mia esperienza.

La filosofia dell’azienda spazia dall’inerbimento stabile con erbe spontanee, lo sfalcio della stessa a filari alterni e l’introduzione della tecnica del “Sovescio” sia con per la funzione di “concimazione naturale” sia di “biofumigante”, oltre al fatto di ridurre ai casi necessari l’impiego di rame e zolfo, quest’ultimo esclusivamente proveniente dalle miniere e non dalla lavorazione del petrolio. I terreni dell’azienda sono, per la maggior parte, argillosi e calcarei, tutte le lavorazioni colturali sono manuali, ad esempio la vendemmia durante la quale l’uva viene raccolta in cassetta. L’etica di Stefano si rispecchia anche nella cantina, dove viene escluso l’impegno di plastica, sostituita da altro materiale che viene riciclato per altri usi.

Con la tecnica di “Biofumigazione” utilizzata in campo agricolo, si intende l’impiego di piante “Biocide da sovescio” (come il Rafano, la Senape, la Facelia, la Brassica) che hanno il potere di aumentare la fertilità e la struttura del terreno e quindi una migliore produzione delle colture in esso coltivate.

Il sovescio è una pratica agronomica consistente nell’interramento di apposite colture allo scopo di mantenere o aumentare la fertilità del terreno.

I vini dell’azienda: espressione della natura

I vini de La Rocchetta di Mondondone rappresentano l’espressione della natura, con i suoi ritmi ed i suoi tempi. Ogni annata è diversa dall’altra. I vini dell’azienda non vengono filtrati, il che ne distingue la qualità maggiore in quanto vengono mantenuti, all’interno del vino, tutti quegli enzimi “che fanno bene” e che rendono il vino vivo.

Ce lo ha spiegato Paolo Fiori dell’Agriturismo La Torrazzetta, trovate la spiegazione cliccando QUI

I vini fermentano spontaneamente in bottiglia, con lieviti autoctoni, lentamente a contatto con le bucce da vitigni di Barbera, Croatina, Cortese, Pinot Nero, Moscato e Riesling. Stefano ci parla delle sue creature con emozione, prova che il risultato ottenuto è conseguito ad uno studio approfondito anche con il prezioso aiuto dell’enologo Mario Maffi, riferimento assoluto in Oltrepò Pavese non solo in campo vitivinicolo ma anche storico. Tanti consigli che Stefano Banfi ha applicato per ottenere i suoi preziosi vini, come l’Indomitus, da uve Barbera, affinato in botti di rovere o come il Suavis Noir  da Pinot Nero, il Croaticum da succosi grappoli di Croatina dai tannini importanti e il Don Barbè.

E poi c’è il particolare bianco Lucemente, il risultato della fermentazione e dell’abbinamento di Cortese e Moscato. Imbottigliato l’estate successiva alla vendemmia e imbottigliato in luna calante. Un vino secco, aromatico e particolarmente persistente.

Nei suoi vini Stefano Banfi racchiude i profumi e i ritmi del territorio, la propria filosofia e i propri sogni.

 

L’Agriturismo: dove buon cibo ed iniziative si incontrano

Stefano Banfi ci spiega che la sua azienda non è solamente un’azienda agricola ma è un’esperienza.

L’esperienza si completa con l’Agriturismo, all’interno del casale ristrutturato dove vengono serviti piatti di stagione con i prodotti dell’orto e dei produttori che perseguono la medesima filosofia di Stefano, come per esempio lAssociazione Le Terre della Montagnina di Ponte Nizza.

Il tutto, accompagnato dai vini dell’azienda e da eventi speciali dove gli ospiti, non solo possono degustare i nettari delel vendemmie, ma anche interagire in prima persona, come la vendemmia durante la quale è possibile pigiare l’uva con i piedi “come una volta”.

La Rocchetta di Mondondone prede parte alle annuali aperture di “Cantine Aperte” dove è possibile, accompagnati dal vignaiolo, conoscere la cantina ed i vini, degustando questi ultimi con abbinamenti ai cibi del territorio.

L’evento annuale è il “Festivale del Salame” dove una ricca giuria si riunisce per valutare e votare i salami più buoni premiando il vincitore. Una giornata di inizio estate all’insegna dei salumi e del buon vino direttamente stillato dalla botte, non solo dalla bottiglia.

Grazie alla sua posizione dove si gode di un paesaggio bellissimo, territorio circondato dalla natura e da numerosi sentieri percorribili, l’azienda diventa ogni anno protagonista degli eventi organizzati dall’Associazione Calyx Turismo che fa scoprire il territorio con la formula del “Gastro Trekking” dove l’escursionismo si unisce ai sapori dell’Oltrepò Pavese. Calyx porta così a scoprire, molti appassionati e curiosi, le colline e i crinali di Mondondone, con passeggiate arricchite da spiegazioni storiche concludendo con una degustazione dei vini della Rocchetta di Mondondone.

La Rocchetta di Mondondone di Stefano Banfi

Dove: Cascina Pasotti 1, 27050 Codevilla PV, Italy

Tel: 333 9864833

Sito Web: https://www.larocchettadimondondone.com/

Facebook: https://www.facebook.com/LaRocchettaDiMondondone/

Disclaimer

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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