La sera del 15 Aprile 1986, con una deroga della prefettura e con la presenza dei vigili del fuoco, al Teatro Sociale di Voghera andò in scena l’opera di Bertolt BrachtSchweyck nella Seconda Guerra Mondiale“. E’ stato l’ultimo spettacolo ad essere rappresentato nel teatro vogherese che tanti hanno definito “la piccola Scala” per le somiglianze stilistiche con il grande teatro milanese. Da quella sera il Teatro Sociale ha chiuso i battenti e da allora tanti sono stati i tentativi per riportarlo al centro della vita culturale e musicale della cittadina oltrepadana.

Oggi sembrano esserci notizie promettenti.

Il 19 Settembre 2020 si è riunito il Primo Consiglio di amministrazione, presieduto dall’Ingegner Leonardo Gallina, della Fondazione del Teatro Sociale di Voghera i cui due azionisti sono il Comune di Voghera e l’ASM. Con questa prima riunione e con i lavori di ristrutturazione dell’edificio avviati, la data di riapertura dello storico teatro pare, finalmente, avvicinarsi sempre più.

La storia del Teatro Sociale di Voghera parte da lontano ed è una storia tutta da raccontare.

Siamo vero la metà dell’Ottocento e la cittadina di Voghera, dall’impianto urbanistico ancora sostanzialmente medievale, cerca di rinnovarsi creando nuove strutture civili e sociali che le diano un certo “decoro”. Si costruiscono numerosi edifici di gusto neoclassico e fra essi un teatro di cui da tempo la cittadina sente la necessità. Dopo diversi progetti e anni di controversie riguardanti il suo posizionamento, finalmente nel 1842 iniziano i lavori per la costruzione del teatro affidati all’architetto torinese Gioacchino Dell’Isola del Borghetto che prende ispirazione dal Teatro alla Scala di Milano, opera di Giuseppe Piermarini.

L’area scelta per la costruzione del teatro è posta tra la Regia Traversa (attuale Via Emilia) e la Piazza MAggiore (attuale Piazza Duomo), proprio dove sorgeva l’antico Albergo del Moro. Di fronte al teatro in costruzione, sorge l’albergo ristorante Reale d’Italia dove soggiorneranno gli artisti che si esibiranno nel futuro teatro. L’architetto Dell’Isola progetta una sala teatrale con 62 palchi disposti su tre ordini, un sovrastante loggione e una platea che vuole mobile, molto inclinata e che, in occasione delle esibizioni di danza, viene rialzata a livello. Le decorazioni della sala sono molto simili a quelle del famoso teatro milanese con rilievi dorati in legno e cartapesta. Lo scenografo Moja crea 18 scenari mentre i fratelli Morgoni un sipario (oggi perduto) con il Passaggio delle Ore. Dei 62 palchi sono proprietarie alcune delle famiglie più in vista della cittadina. I Conti Dal Verme, ad esempio, hanno un palco nel secondo ordine.

La sera del 19 Aprile 1845 c’è l’inaugurazione del nuovo teatro con la rappresentazione dell’opera “I Lombardi alla prima Crociata” di Giuseppe Verdi. E’ il primo di una serie di interessanti spettacoli, sopratutto musicali, che riscuotono il favore del pubblico che accorre numeroso e affolla palchi, platea e loggione. Quelli sono anni ricchi di episodi che val la pena ricordare.

E’ il 1889 e arriva al Teatro Sociale vogherese il giovane direttore d’orchestra, originario di Parma, Arturo Toscanini che deve dirigere l’Aida di Verdi. Durante le prove dell’opera il giovane Toscanini, che ha già un certo caratterino, si scontra  con gli orchestrali che non soddisfano le sue esigenze di perfezione esecutiva.

Apostrofa uno sventurato violoncellista con un “Lei domani porti una sega, almeno taglierà un pò di legna“, lancia la bacchetta sul naso del suonatore del corso da caccia e rivolge parole sprezzanti alla povera soprano riluttante a nuove ed estenuanti prove. Rischia anche un duello all’ultimo sangue con un ufficiale di cavalleria che, presente alle prove, prende le difese del soprano per cui stravede, duello che solo l’intervento del Vice Sindaco Beltrami riesce ad evitare.

Passano gli anni e accanto al teatro si apre il Casino Sociale dove si ritrovano i palchettisti del teatro ma con il nuovo secolo arrivano le prime interruzioni dell’attività teatrale dovute soprattutto alle difficoltà economiche causate dalle ingenti spese per gli spettacoli teatrali e per i restauri dell’edificio. Nel 1909 il Municipio di Voghera a seguito di una vertenza della Societò dei Palchettisti, perde la presidenza della Società del Teatro che diventa elettiva tra i soci. Gli anni tra le due guerre mondiali e il secondo dopoguerra non sono facili per il teatro vogherese che alterna periodi di funzionamento a periodi di chiusura.

Il giornalista Vittorio Emiliani nel suo libro “Vitelloni e Giacobini: Voghera-Milano fra dopoguerra e boom” ricorda un episodio del 1951 quando un anziano Toscanini, proveniente da Genova,  si ferma all’allora pasticceria Fossati & Tomachelli di Via Emilia e chiede se esista ancora il “teatrino” nel quale aveva diretto tanti anni primi. Quando le autorità vogheresi lo accompagnano al Teatro Sociale e accendono le luci, il grande direttore d’orchestra si commuove dicendo “...avevo soltanto 22 anni quando diressi qui. Era una delle mie prime stagioni…“.

Nel 1962 il Teatro Sociale viene concesso in affitto come cinematografo e le rappresentazioni teatrali si riducono notevolmente anche se molti nomi di spicco del teatro italiano, come Arnoldo Foà, Valeria Moriconi, Giorgio Albertazzi e Enrico Maria Salerno, si esibiscono nel corso dei primi anni’80 sul palcoscenico vogherese.

Poi, a causa del progressivo degrado e delle diffcoltà economiche, si arriva alla triste sera del 15 Aprile 1986 e ad una chiusura che dura tuttora.

Dopo anni di articoli di giornale, di petizioni, di post sui social, finalmente con l’acquisto di tutti i palchi dai palchettisti, il Comune di Voghera ridiventa azionista del Teatro Sociale e con la Fondazione del Teatro Sociale di Voghera si può sperare che nel 2021 il Teatro Sociale possa davvero riaprire al pubblico.

Per molti di noi sarà una vera sopresa varcare la soglia di uno storico edificio, il cui ingresso abbiamo sempre visto chiuso, e trovare ricche stagion iteatrali ed eventi culturali svolgersi in quell’autentico gioiello che è la “piccola Scala” vogherese, storico testimone della grandezza e bellezza del nostro Oltrepò Pavese.

Fotografia di coeprtina: Arnaldo Calanca

Fotografia all’interno dell’articolo: Archivio Cicala

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.