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Per molti della zona è noto come il “Palazzo dell’Alchimista”, posto al centro di quel paese della pianura oltrepadana, alla destra del torrente Scuropasso, che è Barbianello. E’ detto dell’Alchimista perchè dalla seconda metà dell’800 fu una delle abitazioni del nobile pavese Carlo Francesco Nocca, laureato in chimica ma con fama di alchimista e negromante.

Carlo Dossi, il conte scrittore e diplomatico nato a Zenevredo, nel suo “Note Azzurre” descrive il Nocca come colui che a Pavia “… per la sua passione alchemica, fece costruire una gran torre nella quale aveva fatto il suo laboratorio più da negromante che da chimico”.

Parente del Direttore dell’Orto Botanico pavese, Domenico Nocca, amico del Direttore della Scuola Civica di Pittura di Pavia, il pittore romantico Giacomo Trecourt, nonché amico del pittore Tranquillo Cremona e dello stesso Carlo Dossi, di Carlo Francesco Nocca rimane un ritratto dipinto da Buzio Pacifico custodito nei Musei Civici di Pavia. L’iscrizione sul basamento della statua di Alessandro Volta posta in uno dei cortili dell’Università, che egli aveva finanziato nel 1876 ritenendo che fosse scandaloso che non ne esistesse già una e, in quel di Barbianello, un palazzo che all’esterno conserva decorazioni di bell’affetto e all’interno ornamenti sulle porte, sulle serrature, con immagini di personaggi illustri come Goethe, Schiller, Shakespeare e altri.

Barbianello, Palazzo Nocca. Fotografia di Franco Bontà

Il “Palazzo dell’Alchimista” o, meglio, Palazzo Nocca sorge, come abbiamo detto al centro del paese di Barbianello e oggi versa, purtroppo, in uno stato di degrado e semiabbandono. Palazzo Nocca ingloba i resti dell’antico castello che fu di proprietà della nobile famiglia dei Beccaria. Cesare Beccaria, l’autore del trattato “Dei Delitti e delle pene” pare abbia tenuto proprio in questo palazzo il suo pranzo di laurea in Giurisprudenza ottenuta a Pavia nel 1758.

Intorno al 1820 la vasta proprietà dei Beccaria che era costituita allora da un podere di 4000 pertiche e dal suddetto palazzo, fu acquistata dalla nobile famiglia pavese dei Nocca. A Carlo Francesco Nocca, uno dei figli dell’acquirente, andarono 1200 pertiche e il palazzo di cui egli provvide al restauro secondo la moda del tempo e il suo gusto personale. Dal restauro ha avuto origine una costruzione con pianta ad U costituita da un corpo principale e da due piccole ali laterali poco sporgenti con accesso dal piazzale della Chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio. La facciata più interessante di Palazzo Nocca è, però, quella ad ovest il cui portale al centro è in cotto con due cariatidi di mirabile fattura. E’ la parte del palazzo che si affaccia, o dobbiamo dire, si affacciava sul grande parco manierista che Carlo Francesco Nocca aveva fortemente voluto e di cui oggi restano poche tracce.

Barbianello, Palazzo Nocca. La torre. Fotografia di Stefano Bacchio

Il parco, a cui si scendeva attraverso una breve ma scenografica scala a doppia rampa, era molto più vasto e complesso di quello attuale e vi si alternavano siepi di bosso e alberi a grotte di grandi dimensioni e di notevole articolazione con volte in mattoni, stalattiti e stalagmiti vagamente barocche e tali da creare angoli suggestivi e misteriosi. C’erano pure un laghetto con un isolotto e vialetti in ghiaietto che conducevano in ogni angolo del giardino. Nel vasto parco avevano trovato posto anche due torri, visibili ancora oggi, di cui si dice che una risalga al castello originario di cui resta una raffigurazione in un affresco all’interno del palazzo stesso. Una torre è cilindrica, ha delle feritoie, piccole finestre a ogiva e presenta una merlatura con rosette. La seconda torre è a pianta tronco-conica e ha all’interno una piccola scala a chiocciola che consente di raggiungere la sommità.

Barbianello, Palazzo Nocca. Dettaglio interni. fotografia di Stefano Bacchio

Oggi è difficile immaginare la bellezza e il fascino romantico di quel giardino dell’alchimista lasciato in stato di semiabbandono. Quale attrattiva turistica potrebbe essere invece per il nostro Oltrepò Pavese il palazzo ed il suo giardino!

Nel 2018 è stato pubblicato il volume “Barbianello e Palazzo Nocca: un progetto di documentazione per lo studio dell’Oltrepò Pavese” (di Franco Parrinello, Francesca Picchio -ed. Edifir) in cui un gruppo di docenti, ricercatori, laureandi e studenti del laboratorio Dada dell’Università di Pavia hanno cercato di definire strumenti di analisi e proposte di recupero per il sistema monumentale di Barbianello. Il volume costituisce il primo risultato di una convenzione tra il comune di Barbianello e l’Università degli Studi di Pavia che prevede una collaborazione tecnico-scientifica della durata di cinque anni.

Barbianello, Palazzo Nocca. Esterni. Fotografia di Stefano Bacchio

Ovvie sono le difficoltà di un recupero di Palazzo Nocca e del suo parco ma quale grande opportunità per questo angolo di pianura fra il Po e le colline se il progetto venisse realizzato. Restiamo, fiduciosi, in attesa.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.